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Un anno fa Luigi Di Maio dal balcone gridava: “Abbiamo sconfitto la povertà”. Parlava della sua

di Daniele Santi #Maiconsalvini twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Dodici mesi fa Luigi Di Maio tuonava euforico dal balcone di Palazzo Chigi contro tutte le povertà e gridava al popolino credulone che o aveva eletto: “Abbiamo sconfitto la povertà”. Era una scena raccapricciante per chi i balconi se li ricorda bene anche se non c’era, perché da quei balconi cadevano intolleranza, bugie, propaganda e guerra e magari c’ha perso dei famigliari a causa di quella roba lì: ma su quel balcone c’era soltanto un giovine di pochi mezzi e grande furbizia che per una serie di circostanze fortunate era finito dove stava e non aveva intenzione di mollare la presa. A qualsiasi costo.

Si abbracciava allora ad un certo tribuno populista di violenza verbale insopportabile con una certa passione per la bella vita a spese dei cittadini italiani, essendo dai cittadini italiani stipendiato, che condiva ogni suo uscita insostenibile dal punto di vista della logica e dell’economia con una tale quantità d’odio e di livore verso l’Altro, meglio se negher, che gli italiani che di pancia votano e vivono dimenticavano il nulla detto prima sulle cose che contano, ad esempio far quadrare i conti, per scagliarsi contro l’Altro, meglio se negher. Perché imitare è meglio che ragionare.

La tiritera dell’abbiamo fatto questo, risolto quest’altro, eliminato la povertà e abbiamo anche uscito il cane durava qualche mese mentre incombeva un aumento dell’IVA di tre punti percentuali che avrebbe steso l’industria e i consumi, non necessariamente in quest’ordine, nel mentre il buon Di MaioCapitan Fracassa si divertivano come matti tronfi dei loro risultati straordinari [sic] che portavano, dobbiamo ancora capire bene il perché, ma sospettiamo che le clausole di salvaguardia sull’IVA abbiano avuto il loro perché, alla caduta del governo pentaleghista con il nostro protagonista che passava dall’inciucio coi neofasci-razzist-sovranisti all’alleanza col PD con il Conte Due. In onore a Capitan Travaglio.

Nasceva così un nuovo governo nel quale la povertà, il lavoro e i conti in ordina tornavano ad essere la priorità ed il faro dell’opera politica. E stiamo cominciando, ad un anno dall’apparizione sinistra di Di Maio sul balcone, a capire che qualcosa vogliono fare e faranno. Magari riuscendoci.

Ciò che è certo che il grido di Luigino nostro che ebbro lanciava agli astanti “Abbiamo sconfitto la povertà”, parlava della povertà di Di Maio. Non certo di quella di troppi italiani.

 

 

(1 ottobre 2019)

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