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Il brutto vizio della sinistra e del PD di scoprire “il popolo” solo quando perdono le elezioni

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di Daniele Santi #partitodemocratico twitter@gaiaitaliacom #politica

 

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Maurizio Martina dovrebbe spiccare il volo come un’aquila invece sceglie di fare il salto della quaglia. Muta. Come un vecchietto di quarant’anni messo lì non si sa perché, o meglio si sa benissimo, non può esprimere posizioni troppo nette perché a chi l’ha messo lì possono non piacere. Così non ha altra scelta se non quella di ruminare sul “popolo”, sull’amore per “il popolo”, sulla necessità di “riscoprire il popolo” che è sempre stata caratteristica della sinistra e del PD, soprattutto dopo avere perso le elezioni. Per poi dimenticarsi del popolo una volta al governo.

Sarebbe anche ora di dire, e di dirlo con tutta la chiarezza possibile, che il PD e la sinistra del “popolo” non capiscono più un cazzo da almeno vent’anni: sembrano rivolgersi ad una CGIL e ANPI in mano leghista come se fossero ancora quelle degli anni ’50 e non hanno capito, come predica inascoltata la moderna sociologia, che di popolo non si parla più, bisogna parlare di moltitudini, cioè di masse di persone differenti l’una dall’altra, con bisogni diversi ed una spiccata individualizzazione delle esigenze e del quotidiano. Il PD di questa roba non ha capito niente e continua a parlare di popolo come fossimo rimasti agli anni ’60. Si spiegherebbe altrimenti la nascita, da una costola rotta del PD, di una forza obsoleta prima di nascere e nata già morta come la disperata Liberi&Uguali il cui unico rutto degno di nota è stato quello sfuggito a Grasso quando ha detto che (pur di non perdere la poltrona) farebbe un governo di necessità (le sue) anche con PD e Forza Italia? Si spiegherebbe la scelta di insertare la reggenza di Maurizio Martina, bravo e volenteroso ma per favore!, in un momento in cui l’unica cosa necessaria è straparlare e non decidere?

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Dunque se lorsignori del PD ci parlano di un popolo al quale tornare dovranno spiegarci, a noi e a quel popolo, di quale popolo stiamo parlando perché di quell’accezione lì, di quel popolo del quale delirano, non c’è proprio più traccia. Non c’è un popolo a cui tornare perché l’unica cosa rimasta di quella nozione di popolo un tempo patrimonio opportunista di una sinistra vecchia, obsoleta, antica, farraginosa, blaterona è rimasto soltanto l’Alzheimer, il loro. Con il quale siamo noi a dover fare i conti.

 

 





 

(4 aprile 2018)

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