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Eccola la Destra del ’94 che si (ri) spartisce le poltrone

di Daniele Santi #berlusconi twitter@gaiaitaliacom #meloni

 

 

Eccolo di nuovo, la stessa orribile destra del 1994, quella che ha sdoganato tutti i neofascismi che ci godiamo oggi, che gongola prevedendo – forse a ragione – una nuova vittoria elettorale il 4 marzo del 2018: stesse facce e stesso nulla. Berlusconi, sempre più biascicone e pronto a rendere l’anima a suo padre, con la sempre più bionda Meloni (Raffaella Carrà insegna il fascino di uno chioma bionda ben lanciata) e il sempre più intollerante a tronfio Salvini, con Maroni – vero capo della Lega – che rinuncia a ricandidarsi a governatore della Lombardia pronto a riprendersi il ministero dell’Interno.

Dunque si preparino a non lamentarsi i geni della politica da social che hanno fatto saltare le riforme il 4 dicembre del 2016 votando “No” ad un referendum del quale non avevano capito niente e preparando quindi il terreno al ritorno dell’orribile proporzionale che gli Italiani, in più tornate elettorale, hanno dimostrato di non amare per niente. Non si lamentino coloro che con la loro incomprensione della semplicità, perché è meglio spacciarsi per fini intellettuali su Facebook, hanno fatto in modo che la coalizione che ha devastato il paese possa ricompattarsi facendo esattamente ciò che ha fatto vent’anni fa. Meglio loro dei 5Syelle, direte voi? Ma loro e i 5Stelle sono esattamente la stessa cosa. Sono conservatori feroci travestiti da progressisti, esattamente come coloro che li votano.

Straordinari, nella loro vaghezza, i punti elettorali resi noti, che vi elenchiamo di seguito:

 

  • meno tasse e burocrazia (naturalmente non dicono come);
  • più aiuti a chi ha bisogno (con quali risorse e in che termini non è dato sapere);
  • più sicurezza per tutti (che nel linguaggio di Berlusconi significa “fare in modo chi gli Italiani stiano in casa a guardare Mediaset” e in quello di Salvini e Meloni essere forti coi deboli);
  • revisione della Legge Fornero (la stessa legge che hanno votato sotto il governo Monti);
  • adeguamento delle pensioni minime a 1.000 euro (con quali denari non è stato detto);
  • valorizzazione del Made in Italy (speriamo facciano diversamente da quanto hanno già fatto coi loro precedenti governi, quando l’export del made in Italy era precipitato);
  • realizzazione della flat tax (anche qui non c’è traccia né indicazione di aliquote, risorse, tagli o un pur minimo parametro economico);
  • controllo dell’immigrazione (furono Berlusconi, Meloni, Fini e Bossi coloro che diedero vita alla più massiccia sanatoria di immigrati – inglobando gente onesta ed assai meno onesta – della storia d’Italia).

 

Dunque siamo alle solite: agli slogan vuoti del M5S ecco aggiungersi anche quelli della ritrovata alleanza di destra targata Berlusconi-Meloni-Salvini. Viene quasi voglia di sperare che tornino al potere per vedere se, una volta per tutte, questo paese di invertebrati della politica, tutti esperti politologi da social, si sveglieranno una volta per tutte o continueranno a vivere di slogan e di speriamo che con lui vada meglio. L’importante è ora sapere che i tre dell’ave maria, più il fantomatico “quarto polo” del quale non si sa nulla, si sono incontrati per parlare di niente, ad Arcore, per spartirsi gli incarichi e i ministeri nel caso di vittoria. Tutto il resto è plastica. Come nel 1994.

E come nel 1994 ci sono Forza Italia, Alleanza Nazionale-Fratelli d’Italia e Lega Nord-Lega.





(8 gennaio 2018)

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