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Travaglio e il suo articolo su Boschi (non perché è su Boschi, perché è orrendo e superficiale)

Maria Elena Boschidi Giovanna Di Rosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci importa assai poco che Marco Travaglio nel suo sentirsi dio e unico dio scriva ciò che scrive sulla ministra Boschi, ci interessa che lo faccia con tale disprezzo da farci sentire a disagio, noi che non c’andiamo certamente giù leggeri. Qual’è la colpa della ministra Boschi? Non una, ma due sono le principali: essere ministra del governo Renzi e non rispondere alle richieste di un contraddittorio televisivo con Marco Travaglio. Perché il fondatore del Vangelo secondo Travaglio non è solo il Giornalista, non è solo dio e unico dio, è anche presidente del Consiglio del governo del paese dei pifferi, quello dove governa col suo giornale, un paese sterminato: popolato dai suoi lettori e dagli amici che lo invitano in tivù. Chiama divertendosi Maria Elena Boschi “avvochiaticchia”, se la prende col fatto che Boschi sorride spesso (anche lui lo fa, sennò nelle trasmissioni televisive non si sente bello abbastanza) e con il fatto che non ammette di essere complice della dittatura italiana voluta da Renzi che Travaglio vede ovunque (non la vede solo lui, la vedono anche i fanatici della setta a 5Stelle insieme alle scie chimiche e ai gomblotti). Così nell’intelligente [sic] articolo intitolato “Ma papà ti manda sola?” riesce in poche righe a rendere noto all’Italia tutta il suo odio per le donne consigliando alla Ministra di intrattenere “il pubblico sull’annosa ansia da prova costume, sull’endemico problema del giro-vita, sulla vexata quaestio della cellulite, o su un argomento a piacere” invitandola a lasciare stare “l’Italicum che, mentre parla, i suoi a Roma potrebbero aver già trasformato in Australianum, Groenlandicum o Camerunensicum”, piuttosto che continuare col suo mestiere di Ministra. Contestare Berlusconi non significa non averne gli stessi difetti.

E via giocherellando…

Travaglio ormai è schiavo del suo giornalismo [sic] della battuta becera, della cafonaggine, del mancato approfondimento, del lanciare il sasso e ritirare la mano, dell’allusione che dice tutto e niente, del suo sentirsi unico e benedetto possessore delle verità che tutti noi ignoranti non siamo in grado di vedere. Il Travaglio nazionale pretende poi di entrare nel merito del referendum costituzionale a forza di bordate contro il padre della Ministra, mentre nello stesso tempo si lamenta del fatto che nessuno sa niente della riforma. Se fosse disponibile, il pessimo Travaglio, ad un confronto, approfondirebbe la riforma e spiegherebbe perché è contrario, invitando, nel merito, a votare “No”. Ma a lui, e ai suoi compagni di merende giornalistiche [sic] che vanno di moda e approdano a quella rete televisiva o a quell’altra, dell’approfondimento non interessa nulla. Loro vogliono colpire chi occupa posti di responsabilità e fargliela pagare perché stanno lì: così passare dalla critica politica al sessismo più bieco il passo è breve. E centra il bersaglio del qualunquismo e del populismo da bar. Del resto è noto, pochi uomini (e di solito gay) riescono a sopportare che una donna abbia più palle, capacità e potere di loro, così che ricorrono agli anni ’50 (“Ma papà ti manda sola?”) e sperano, con il loro maschissimo potere, di colpire là dove colpire non possono più da un paio di decenni. Il fondatore del Vangelo secondo Travaglio non fa differenza. Come tutti gli uomini che si sentono dèi, lui è baciato dall’onnipotenza e dall’onniscienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 luglio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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