di Il Capo
Lo ammazzarono per farlo tacere e fare tacere con lui tutti coloro che volevano costruire un mondo di Pace. Uccisero un uomo. Un uomo importante. Quell’uomo, era il 4 aprile del 1968, era Martin Luther King.
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Lo uccisero per toglierlo di mezzo. Succede che coloro che non hanno argomenti usino la violenza che è “L’ultimo rifugio degli incapaci” (Isaac Asimov, Trilogia della Fondazione) pensando di risolvere un problema, uccidere un idea, un ideale, fermare un movimento, una rivoluzione, amazzandone l’ispiratore.
Le azioni degli uomini, sfortunatamente per loro, e fortunatamente per noi, producono un effetto che come una nota musicale tenuta all’infinito continuerà a provocarne per l’eternità: una causa di Pace è inarrestabile, lo vediamo tutti i giorni anche grazie al mondo virtuale chiamato web.
Martin Luther King, insieme ai grandi Uomini di Pace vissuti prima di lui, con lui e dopo di lui (penso a Gandhi, a Daisaku ikeda, a Linus Pauling tra gli altri) aveva capito che un’idea è inarrestabile e che le giuste cause vivono molto più dei loro promotori.
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Dobbiamo continuare a promuovere la cultura, la Pace, l’educazione; dobbiamo continuare a lottare per ciò in cui crediamo, perché questo mondo è molto di più di ciò che vediamo e la profondità dei nostri cuori anche.
Cambieremo questo mondo, ma – e la vicenda di Martin Luther King lo dimostra – non possiamo più permetterci di pensare alla Pace come a qualcosa di definitivamente raggiunto e quindi, immobile, o ancora peggio, passivo; la lotta contro i potenti che vogliono bloccare il mondo a loro esclusivo beneficio continuerà sempre.
Fin quando non saremo degni di chiamarci esseri umani.
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