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La Lurida scrive a Cuperlo: ‘Scoltae Gzianni, mo’ te ti piacze far i grandi gzesti e le grandi usite? Sei poi simpatico…

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Isteria 300x450di La Lurida twitter@lalurida.com

Che son permalosi che czi diczi “spostati!” e ti guardano con l’aria del “Ma come ti permetti?” che a loro non czi puoi dir gnente, che Gzianni… capirei se Mateo t’avesse detto che ti venga un canchero d’un cretino, mo t’ha poi micca detto gnente, t’ha detto ‘scoltae quando facczio le cose io van micca bene quando le faczevate voi andava bene tutto, che poi la sostanza della solfa era quella lì… E te che cosa fai?

Te prendi e vai via. Ti ritiri (tiritera), come se interesasse a qualcuno e poi parli con i gziornali come se fossi la Duse che cz’han pestato il vestitino bianco e cze l’han sporcato di merda e cz’hai la facczia della suora pentita d’esser suora che voleva esser sgualdrina mo’ si tratiene e poi ti dimetti con strepitar di lettere e comunicati stampa… che Gzianni, per piaczere, mo’ parliamoczi ben chiaro: tè credi davero che cze ne frega a qualcuno delle tue dimisioni se non a quei 39 che t’han sostenuto che siete più minoranza dei pidocchi sulla testa di un pelato, che sol che parli la gzente tira dei cancheri e delle porche madosche che non si capise un aczidnete di quel che dici che ti chiameran anche filoso mo’ dei filosofi in politica cz’abbiam i maroni pieni anche di un Butiglione figurati di un Cuperlo qualsiasi?

‘Scoltae Gzianni… Torna mo’ dov’eri che non lo so neanche dov’eri che me ne frega gnente a mè dov’eri, mo’ va bene dapertutto. Meglio che vederti lì che sembri sempre stitico anche quando parli dei tuoi profondi ruminamenti di sinistra che il dramma è quello lì Gzianni, che vi sentite sempre ispirati, che c’zavete i massimi sistemi oltre ai massimi d’alemi che sei lì che diczi delle cazate che non stan né in czielo né in terra, mo’ sei lì con l’aria di pronuncziar il verbo come se non avessi mai evacuato in vita tua Gzianni che per piaczere…

Stai mo’ ben lì fuori dai maroni Gzianni e con te tutti quegli altri che se non cz’avevan gnente da dire prima figurati dopo, che macari (diczeva la Lulù che di gziorno si chiamava Pepino), di ruminazioni di stitizci ne abiam sentite abastanza…

E se in tutta la tua cariera filosofa-politica non ti sei ancora abituato al contraditorio, che l’itagliano lo so anch’io Gzianni , fai proprio bene a mandarti a dar via l’organo da solo…

Salutissimi.

 

 

 

 

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