di Daniele Santi
La storia è semplice: il bravo presidente Mugabe voleva incastrare l’associazione Galz e farla chiudere con accuse false, ma l’Alta Corte dello Zimbabwe lo ha smascherato ed ha dato ragione agli attivisti di Galz.
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Ora la polizia del paese – che ha recentemente pestato cinque attivisti senza motivo – dovrà restituire all’associazione sede, computers e documenti trafugati in differenti raids, con la scusa che Galz non era in regola con le leggi del paese.
L’accusa mossa dalla Polizia del paese a Galz era di essere un’associazione non registrata quando invece lo statuto dell’associazione non prevedeva la registrazione negli archivi statali, trattandosi di una associazione privata, come ha stabilito la sentenza del giudice dell’Alta Corte Priscillah Chigumba che obbliga la Polizia a ritornare sui suoi passi.
Si aspetta la reazione di Mugabe.
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