Libero, quotidiano notoriamente incline all’esagerazione e al minimizzare secondo l’opportunità editoriale e, soprattutto, politica scrive un articolo su un presunto parlamento a “maggioranza gay” dove i favorevoli ai “matrimoni e alle adozioni gay” sarebbero in larga maggioranza grazie ai voti ottenuti alle elezioni (che son sempre legittime e mai andrebbero discusse ne interpretate Signori di Libero) e anche alla possibilità di avere voti trasversali che legittimerebbero “matrimoni gay ed adozioni”, appunto.
Nasce lo “spazio cibernetico di interesse nazionale”
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L’autore dell’articolo insiste su questa presunta maggioranza (dà i numero, tra l’altro, come se non fosse abbastanza chiaro, parlando di 314 deputati e 149 senatori) e ironizza sulla mancanza di maggioranza assoluta, spiegando a noi poveri imbecilli che non abbiamo i mezzi per comprendere, che per averla mancano un deputato e nove senatori.
Naturalmente mente. Sapendo di mentire. Nella maggioranza eletta la posizione del PD è quella dell’approvazione di una legge sulle Unioni Civili sul modello tedesco, non si parla di Adozioni. Sel è a favore di matrimonio e adozioni, il Movimento 5 Stelle è a favore del matrimonio ugualitario, sulle adozioni Grillo non si è schierato.
Libero continua anche parlando di schiaffo alla CEI, così per fomentare un po’ di odio sociale, ché di conflitti non ne abbiamo ancora avuto abbastanza in questo ventennio di dittatura occulta, di maggioranza trasversale sui matrimoni gay (dato che ci sono molti favorevoli anche nel centro-destra), di un probabile revoca dei finanziamenti alle scuole private, insomma, come tutti gli Italiani, sanno tutto e il contrario di tutto.
Non indicano uno straccio di programma di sviluppo per l’Italia, si insultano e si indignano. Ma che politica è?
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Il tono è quello tipico: i matrimoni gay sono presentati come una perversione e non come un diritto, quando sono un diritto sacrosanto che verrà sancito prima o poi alla faccia di Libero e di tutti gli omofobi di ieri, oggi e domani, e le legittime battaglia dei partiti per la loro elezioni, vinta e ottenuta, come la guerra inutile di un branco di cialtroni finiti lì non si sa come né perché.

