L’aggancio dell’ex delfino ai numeri della Lega ad appena due giorni dalla fondazione del suo partito ha detto veleno a Matteo Salvini che fino a poche ore fa scalpitava per tornare al Viminale, nella speranza forse di guadagnare qualche punto percentuale, e che oggi si trova invece vicino all’asfissia. Perché anche dentro la Lega tira una pessima aria per l’uomo che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo. E volevano piazzarlo al Viminale per sfilargli la Lega, il suo gioiellino, quella che ha creato a sua immagine e somiglianza svuotandola di ogni contenuto per trasformarla nel suo feudo privato dal quale, oggi, se ne scappano tutti. Ci sarebbero tre deputati di peso del sud, pronti a emigrare verso vannacciani lidi mentre Giorgetti parla di Zaia come della soluzione a tutti i mali possibili.
Salvini vorrebbe offrire all’ex-Governatore del Veneto la poltroncina di vicesegretario, perché dall’esperienza non si impara mai, ma decide di proporla a Fedriga e di promettere a Zaia di farlo un giorno presidente del Senato. Come se Zaia fosse politicamente scemo. Salvini in realtà tenta l’ennesimo atto di forza per rompere quello che è noto come l’asse dei governatori, ma è sfiatato come un copertone sgonfio. Così, per intanto, sospende il comitato Federale previsto per il 17 giugno. E tace. Nel frattempo parla la sua Milano con uno uno striscione all’Arena Civica, scrive Il Foglio, che diceva: “Grazie Matteo. Ma … Zaia segretario ora”. Insomma, fuori dai piedi. Addirittura Fontana ha declinato uno ad uno gli errori del segretario che brandiva i rosari.
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Poi c’è l’incognita Durigon, e molti della sua truppa, tentati dal sogno vannacciano. Un incubo per Salvini che non può più dare la colpa ai comunisti di cui ha fatto parte da entusiasta giovin antiproibizionista, perché gli errori li ha fatti tutti lui: il professor Gasperini, ideologo di Vannacci, era un leghista che se n’è andato sbattendo la porta. Gli era antipatico Zaia. Tira proprio una brutta aria per il segretario che correva in Polonia per contestare Putin e trovava quello molto più a destra di lui che gli ricordava quando l’indossava. Tira proprio una brutta aria.
Fa persino compassione fermarsi ala solitudine dell’uomo al comando. Se non fosse che l’umana compassione è una cosa seria che si applica a uomini e cose serie.
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(16 giugno 2026)
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