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La classe media sta scomparendo ovunque, e non è un incidente della storia né un effetto naturale del progresso

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di Marco Maria Freddi
Marco Maria Freddi

Quella che oggi chiamiamo classe media non è stata inventata a tavolino dopo la Seconda guerra mondiale come un regalo dall’alto. È stata il risultato di una stagione di lotte operaie, di una piena occupazione imposta dalla ricostruzione e di un patto sociale strappato con la forza organizzata del lavoro. Sì, c’era un salario più garantito, c’era una protezione sociale pubblica, c’era l’accesso alla sanità e alla scuola. Tutto questo è nato da una volontà politica ed economica precisa, è vero, ma quella volontà non è scesa dal cielo. È stata la risposta delle classi dominanti a una pressione dal basso che non potevano più ignorare.
Perché è nata allora? È nata per una doppia necessità del capitale, e qui il racconto originale dice una cosa vera che va chiamata con il suo nome. Primo, serviva una manodopera stabile per far funzionare le fabbriche e la ricostruzione. Secondo, serviva comprare la pace sociale. Comprare, appunto. Non riconoscere diritti perché giusti, ma concedere abbastanza benessere da disinnescare il conflitto, da spegnere la spinta verso una trasformazione più profonda dei rapporti di proprietà e di potere. La pace sociale del dopoguerra è stata pagata con redistribuzione, ed è stata una conquista, anche se parziale.

Negli anni sessanta il prototipo di quella vita media era concreto e materiale. Avere una casa, poter mangiare fuori qualche volta, comprarsi un’automobile, gli elettrodomestici, andare in vacanza una volta l’anno. Non era lusso, era dignità. Era il minimo che una società ricca poteva garantire a chi lavorava.
Oggi, leggo che tutto questo sta finendo per colpa della tecnologia, dell’intelligenza artificiale, e che la classe media non serve più. È la tesi dominante. I posti intermedi si svuotano, le professioni di mezzo scompaiono, e il mercato si spacca in due. Da una parte professioni ad altissima qualificazione, persone iper formate con retribuzioni molto alte. Dall’altra lavori a bassa qualificazione, pagati poco, faticosi, che per ora non vengono sostituiti dalle macchine solo perché automatizzarli costa ancora troppo.

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Questa descrizione del fenomeno è reale, lo svuotamento c’è, la polarizzazione c’è. Quello che è falso è presentarlo come una fatalità tecnologica. Non è la tecnologia che ha deciso che la classe media non è più necessaria. Sono scelte politiche precise che hanno smantellato la contrattazione, privatizzato i servizi, finanziarizzato l’economia, precarizzato il lavoro e lasciato che i profitti di quella stessa automazione finissero tutti in alto. La tecnologia non è neutra, è orientata da chi la possiede. Se i lavori di mezzo scompaiono non è perché non servono più persone capaci, è perché conviene al capitale sostituirle o sottopagarle.
Così arriviamo alla conclusione che ci viene servita.

La classe media avrebbe letteralmente smesso di essere necessaria, e quindi sta scomparendo. No. È stata resa sacrificabile. Non è finita la necessità di vite stabili, di case accessibili, di salari dignitosi. È finita la volontà politica di garantirle, perché la pace sociale oggi i pifferai mummificati nel Novecento pensano di comprarla in un altro modo, con la paura, con la guerra tra poveri, con nemici artificiali. Ed è proprio su questa paura che le destre in tutta Europa e in Occidente costruiscono il loro consenso, raccontando alla classe media impaurita che a farla scomparire sono altri poveri, i migranti, gli ultimi. Una balla colossale, eppure ci credono, ed è per questo che la classe media finisce col votare i pifferai mummificati nel Novecento che non hanno nulla da offrire se non rancore.

Dall’altra parte spetta al Partito Democratico e a un suo possibile e credibile programma di governo di sinistra, senza centro e senza M5S, creare le condizioni materiali e politiche per riconquistare la fiducia di questa classe media spaventata e presa all’amo da queste mummie del Novecento armate solo di slogan facili. La classe media non muore di morte naturale. Viene smantellata. E se è stata costruita una volta con lotte e con politiche pubbliche, può essere ricostruita, ma solo se smettiamo di raccontare questa sparizione come un destino tecnologico inevitabile e torniamo a chiamarla con il suo nome, che è conflitto di classe.

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(14 giugno 2026)

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