La rotta balcanica è, non da oggi, una delle principali direttrici dei flussi migratori irregolari verso l’Unione Europea e strettamente interconnessa con l’Italia tanto via terra quanto attraverso l’Adriatico, ed è stata al centro di un’importante e articolata operazione di contrasto al traffico di esseri umani portata a termine dalla Sipa (Agenzia statale di investigazione e protezione della Bosnia ed Erzegovina). L’operazione è durata oltre un anno e ha condotto il 16 aprile scorso al fermo dell’ultimo di nove sodali arrestati tra la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia e, finalmente, allo smantellamento di una strutturata organizzazione criminale transnazionale, attiva lungo un tratto strategico della rotta balcanica, frequentemente utilizzato come corridoio di accesso verso altri Stati membri dell’Ue e verso il territorio italiano, in dinamiche sempre più convergenti con quelle già osservate lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
Le indagini, realizzate con il supporto del progetto europeo Eu4fast, hanno fatto luce su un sistema criminale ben collaudato: l’organizzazione curava il trasferimento dei migranti da Sarajevo fino al confine croato, sfruttando punti sensibili del fiume Sava per l’attraversamento illegale, mediante imbarcazioni fornite direttamente dal sodalizio. Una volta in Croazia, uno dei soggetti arrestati assumeva il controllo logistico dei migranti, trasferendoli fino a Zagabria, snodo cruciale da cui i flussi venivano successivamente indirizzati verso l’Italia e altri Paesi europei. L’operazione rappresenta un risultato significativo nel rafforzamento della capacità di risposta della Bosnia ed Erzegovina alla criminalità organizzata transnazionale e conferma, al tempo stesso, l’importanza strategica dei programmi di sviluppo e della cooperazione di polizia internazionale per la tutela della sicurezza europea e nazionale.
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In tale contesto, scrive una nota stampa della Polizia di Stato, si inserisce il ruolo dell’Italia, che attraverso il progetto Eu4fast, co-finanziato dall’Unione europea e attuato in partenariato con Germania, Francia e Paesi Bassi, ha dispiegato nei Balcani occidentali un articolato dispositivo di esperti del Ministero dell’Interno, in particolare della Direzione centrale della Polizia criminale. Il team interforze – composto da appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza – opera stabilmente nei Paesi della regione candidati all’adesione all’Ue, fornendo supporto tecnico operativo continuativo e contribuendo all’allineamento agli standard europei di sicurezza. Un’attività che unisce mentoring, consulenza operativa e affiancamento investigativo sui casi più complessi e che sta producendo risultati concreti e misurabili, rafforzando le indagini transfrontaliere e l’azione giudiziaria contro le reti criminali del traffico di migranti, fenomeno che lungo la rotta balcanica e quella mediterranea incide direttamente sulla sicurezza dell’Italia e dell’intero spazio europeo.
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(24 aprile 2026)
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