di Ennio Trinelli

Dopo il nuovo schiaffone dell’Europa e il famoso decimale che ci fa rimanere dentro la procedura d’infrazione, la premiata ditta al Governo ha coniato il suo nuovo slogan “I nostri conti sono a posto è colpa degli altri Governi”; a stretto giro di posta è arrivato anche il parere non vincolante dell’Avvocato generale della Corte UE, Nicholas Emiliou, che ha definito il protocollo Italia-Albania “compatibile” con il diritto comunitario, a patto che siano garantite tutele legali effettive e parità di diritti per i migranti. L’opportunista Meloni ha immediatamente cantato vittoria decidendo che il parere non vincolante conferma la validità del suo progetto. Non è così, e lo sa anche lei, ma conferma che questo paese morirà di propaganda, e non sarà colpa dei governi precedenti.
Vale la pena fare due calcoli e cercare di capire cosa sta succedendo dal punto di vista dei conti, perché se da un lato Giorgetti dichiara il suo pessimismo e la presidente del Consiglio lo corregge dicendo di non essere d’accordo, significa che anche i numeri sono oggetto di discussione propagandistica e c’è il rischio che se a casa Giorgetti 1+1=2 forse a casa Meloni 1+1=27 a seconda della propaganda del momento.
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Prendiamo il debito pubblico ad esempio: nonostante quel che si dice le previsioni per il 2026 indicano un debito in risalita verso il 138,4% del PIL, con l’Italia che rischia di superare la Grecia per il rapporto debito/PIL più alto d’Europa, perchè bisogna sempre puntare in alto (questo secondo le Previsioni Economiche di Primavera della Commissione Europea e il Piano Fiscale-Strutturale di Medio Termine presentato dal Governo – ma dato che lo scriviamo noi verremo chiamati sporchi comunisti. E non lo siamo neanche). In aumento anche le spese per oneri finanziari per servire il debito (interessi, in volgarese) che arriveranno al 4,6% del PIL nel 2026. E mentre la propaganda meloniana sopravvive finanziando l’Albania e il centro delle meraviglie praticamente in disuso (che costa 114.000 euro al giorno) in Italia il Governo taglia risorse ai ministeri per circa 2,2 miliardi di euro all’istruzione di 141 milioni e alla salute di 89 milioni.
Si ricorda sommessamente che non tutti possono permettersi la sanità privata e anzi, la stragrande maggioranza non può. E milioni di persone hanno smesso di curarsi. E loro pensano all’Albania. Per fortuna non ci pensano solo loro e ci sono video in giro che raccontano che aria tira.
Pizzicature. Se è vero che il protocollo Italia-Albania prevede una spesa complessiva stimata in circa 670-800 milioni di euro distribuiti su 5 anni. Prendendo in considerazione l’esiguo numero di migranti transitati (537 a fronte di investimenti per 3mila persone, perché bisogna sempre pensare in grande coi soldi pubblici) si registrerebbe un costo pro-capite per ogni migrante transitato di 250.000 euro possibili a cranio nei primi mesi di operatività. Un vero capolavoro.
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Va poi sottolineato che l’Avvocato generale UE che ha ringalluzzito il melonismo definendo il famoso protocollo Meloni-Rama “compatibile” con il diritto europeo, in linea generale e a patto che siano garantite tutele legali effettive e parità di diritti per i migranti, dice anche altre cose. Sottolinea intanto che i richiedenti asilo in Albania non hanno il diritto automatico di essere riportati in Italia mentre la domanda è pendente, a meno che non ci sia un ordine dei Tribunali italiani (aggiungiamo noi sulla base degli accadimenti precedenti), affermazione che legittimerebbe in teoria la delocalizzazione. Cioè lo spostamento di pericolosi ventenni bengalesi che fuggono dalle alluvioni che sconvolgono il loro paese a causa dei cambiamenti climatici. Ma la propaganda, che per sua natura ha fretta e non pensa, dimentica che allo Stato italiano resta l’obbligo di assicurare assistenza legale, mediazione e tempi rapidi per i ricorsi, per evitare che il trattenimento diventi illegittimo. La “compatibilità” non include in automatico che gli Avvocati italiani vengano pagati per convincere i migranti a togliersi dai piedi, anzi, la giustizia deve tutelare i richiedenti asilo in linea con le direttive europee.
Troppa la fretta della presidente del Consiglio Meloni nell’accogliere la notizia come una conferma della validità del suo progetto, perché manca il risultato della futura sentenza definitiva della Corte e manca, soprattutto e non per colpa di Bruxelles o degli altri Governi, il rispetto rigoroso degli standard europei sui diritti umani.
(24 aprile 2026)
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