di Giovanna Di Rosa
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E venne il giorno in cui la paludata e discreta Marina Berlusconi, per quanto possa essere discreta una che è capo di un vero e proprio impero editoriale per quanto specializzata nell’apparire invisibile, perse le staffe. Ingiustificatamente, secondo il mio modesto parere, e in modo inappropriato per una donna della sua classe, scagliandosi con violenza contro Il Fatto Quotidiano reo, a suo dire, di avere ipotizzato con le modalità che gli sono proprie – tra fatto documentati e ironie feroci – la prossima futura discesa in campo della primogenita [cit.] che si sostituirebbe a Giorgia Meloni.
La lettera, di raro livore e che riteniamo una decisa caduta di stile della matriarca della sacra famiglia, è stata pubblicata da Dagospia. E la riprendiamo qui sotto:
Dietro le tante fantasie che Pino Corrias scrive su di me – i miei testi attribuiti a Ciao Darwin, un presunto “dialogue coach” per la mia voce, la solita fantomatica idea di una mia discesa in campo – si nascondono i peggiori tratti di un disprezzo per il genere femminile che, se vogliamo restare in campo evoluzionistico, definirei “cavernicolo”.
Per non parlare di una spiccata attitudine a quello che i suoi colleghi progressisti chiamerebbero “body shaming”.Ti potrebbe interessare:Mariano Rajoy sfiduciato. Il PSOE torna al governo in Spagna
Leggi l'articolo →Non so se Corrias abbia una moglie, una figlia, una sorella, ma nel dubbio esprimo loro tutta la mia solidarietà: condividere la vita con un uomo prigioniero di idee tanto retrograde, misogine e profondamente “patriarcali” – sempre per citare i progressisti, quelli veri – deve essere di certo un faticoso esercizio di resistenza.
Tutto questo premesso, devo dire che gli attacchi del Fatto Quotidiano per me sono medaglie al valore, che mi appunto con grande soddisfazione sulla giacca.Certo, spiace vedere che in tanti anni di onorato servizio e nonostante un talento giornalistico davvero spiccato, Travaglio, Corrias e la loro banda non si siano mai trovati un’altra ragion d’essere, editoriale ed esistenziale, al di fuori dell’ossessione antiberlusconiana. Poverini, deve essere davvero frustrante.
Posto che ci riesce difficile credere che il predicozzo sul patriarcato venga da una donna il cui padre è stato principe di un patriarcato tossico salito all’onore delle cronache politiche e giudiziarie, non vorremmo andare oltre sull’argomento per rispetto a lei e a un uomo che lei ha indubbiamente amato. Stupisce però l’arrampicarsi sugli specchi di quella che è, di fatto, già in campo come donna di politica, e di grande potere, essendo lei insieme alla famiglia quella che paga i conti di Forza Italia e che con un semplice sbattere di tacchi a spillo impone a Tajani la sostituzione di due capigruppo uno dietro l’altro. Siamo d’accordo che imporre qualcosa a Tajani non deve essere compito improbo, ma negare i fatti politici delle ultime settimane scagliandosi (in modo maschile, ci sia consentita la sottolineatura) contro chi si limita ad evidenziare una realtà, ci pare fuori dalla realtà.
Salvini non sapeva che D’Amico consigliere di Salvini aveva invitato Savoini alla cena di Putin?
Leggi l'articolo →La reazione emotivamente un po’ scomposta è, del resto, perfettamente dentro i recinti emotivi della destra reazionaria che si definisce progressista perché i progressisti veri non sanno dove hanno la testa. Certo poteva scrivere di meglio e in altri modi, avendo già dato prova (parlando di Trump, ad esempio, o di libertà individuali) di sapere quello che scrive quando decide di scriverlo.
Il sospetto che l’articolo de Il Fatto Quotidiano abbia colpito nel segno diventa dunque più di un sospetto: non si spiegherebbe altrimenti l’attacco personale a Corrias – che non le ha fatto mancare niente, in risposta, ospite di Otto e Mezzo il 15 aprile – che suona poco politico, molto livoroso e ingiustificato, in una dimensione di critica politica e fantapolitica; è forse frutto di un ghostwriter dalla penna infelice? Resta da capire a chi la piccatissima risposta della Primogenita [cit.] è diretta: all’elettorato di Meloni a cui piace la bionda-uoma un po’ rude nei modi che si fa chiamare Il Presidente? Le servità a tastare il terreno delle reazioni per capire se, nel caso di una sua “fantomatica” discesa in campo, possa privilegiare un terreno piuttosto che un altro? Certo prendersela con Il Fatto Quotidiano non è la via più semplice: il giornale di Travaglio non le perdonerà nemmeno il singhiozzo da ora in poi.
Poi c’è il tono della risposta: avrebbe dovuto avere più stile e invece si è espressa come una Meloni qualunque. Ed è proprio il linguaggio usato a destare più sospetti. E’ il linguaggio che piace alla destra da manganello. Ed è, comunque, un pessimo segno.
(16 aprile 2026)
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