di Samuele Vegna

Non ci stiamo indignando abbastanza. Non siamo ancora scesə in piazza ma scenderemo in piazza eccome. Scenderemo in piazza signori del Governo. Perché non proviamo soltanto indignazione, rabbia, o vergogna: noi siamo patriotə verə, mica come voi. Noi siamo popolo che chiede i perché.
Giulio Regeni è stato brutalmente assassinato da agenti che lavorano ancora per il governo egiziano, questo omicidio ha devastato una famiglia e una nazione, perché tutti i governi di questo Paese, di destra e di sinistra, hanno piegato il capo di fronte all’Egitto, hanno ignorato l’omicidio di Giulio Regeni, o lo hanno derubricato dall’agenda delle cose da fare in Egitto quando sono statə là per chiedere più lager per i migranti e più risorse, come petrolio e gas prima che l’Egitto, per questioni interne, da esportatore diventasse importatore – ma c’è sempre l’ENI di mezzo.
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La verità su Giulio Regeni è questa, Giulio Regeni non è solo cultura, ma è molto di più, è lotta, è patriottismo vero, quello che chi è al potere da destra a sinistra, non sa cosa sia. Io mi vergogno perché in questo Paese si vincolano miliardi per fondi inesistenti masi rifiutano 100mila euro di fondi pubblicia un documentario indipendente che verrà proiettato gratuitamente nelle università perché di nessun interesse culturale. Al contrario, evidentemente, delle peculiari mise del ministro Giuli.
Io decido allora, come privato cittadino, di chiedere le dimissioni del ministro Giuli e di scendere nelle piazze chiedendo ancora una volta verità e giustizia per Giulio Regeni e per la sua famiglia, e per la nostra Italia. Questo sarà il mio modo di esercitare la libera espressione che sempre di più questo governo sempre più vicino a oligarchie indesiderate e nepotismi da propaganda referendaria (ha vinto il NO) vuole soffocare. E senza nessuna sorpresa.
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(6 agosto 2026)
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