di Daniele Santi

Torna l’Elevato e torna a modo suo. Furioso e guerresco ecco Beppe Grillo all’assalto di Giuseppe Conte per il simbolo del Movimento. Si vedranno in tribunale a fine luglio dopo settimane e settimane e mesi in cui la sfida legale veniva evocata, ma mai messa in campo. Ora le carte bollate, gli atti formali, ci sono. E ci vediamo in tribunale.
La vertenza servirà finalmente a chiarire la titolarità di nome e logo del Movimento e a decidere se Conte potrà utilizzarlo, o se dovrà tornare nella titolarità di Grillo che sarà divertente vedere come lo userà trattandosi la sua di una parabola politica senza futuro (lo era anche prima senza futuro e nonostante i trionfi pro tempore, ma non se n’era accorto). E non gli dà la soddisfazione che forse cercava la risposta che arriva dal M5S: “Massima tranquillità, lo sapevamo”.
Sta di fatto che secondo Grillo “Conte” non ha “diritto di utilizzare quello del MoVimento” perché, nella parole dell’ex ideologo Becchi, si è fatto un suo partito che non ha niente a che fare con la storia del MoVimento. E qui casca l’Elevato, ancora convinto che il MoVimento avesse una storia e magari l’abbia anche fatta.
Ci si chiede dove fosse Beppe Grillo quando il suo MoVimento ha chiamato Giuseppe Conte alla presidenza del Consiglio, forse in giro a fare battute indimenticabili.
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