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Che Piantedosi pensi di vivere nel Cile di Pinochet? A volte sorge il dubbio

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di GiancarloGrassi
Paroloni, di quelli che tanto piacciono all’inquilino del Viminale, paroloni come “terrorismo”, riferimenti a un nemmeno troppo chiaro “stato di emergenza” o alle “Brigate rosse”, e via con Piantedosi questurino che, ragionevole quando serve e un po’ più infiammabile su richiesta e ad uso propaganda interna, vende un paese che non c’è. Anzi, parla di un paese preda di poche decine di facinorosi anarchici antagonisti la cui presenza alle manifestazioni potrebbe essere impedita mettendo in campo le forze di intelligenze (notevoli e di profonda preparazione) che questo paese può mettere in campo.

Certo il non troppo velato attacco sui rischi di terrorismo (rosso, naturalmente) a causa di qualche ordigno sui binari fa la sua scena, così come i continui riferimenti a una sinistra guerresca e terroristica, dimenticandosi che i neri, quelli delle bombe alla stazione di Bologna per intenderci, le bombe non le mettevano sui binari, ma direttamente sui treni o in luoghi dov’erano sicuri di ammazzare la gente. Mica è un distinguo, è solo una puntualizzazione.

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Se poi Piantedosi e famiglia politica vogliono evocare un clima da Cile di Pinochet (si pronuncia pinocèt) basta si guardino intorno, diano una letturina agli ultimi sondaggi, a coloro che hanno sdoganato, fatto votare e portato in Parlamento a Bruxelles e capiscano che il generale candidato possibile ce l’hanno già. Invece di gridare al lupo, governassero il paese reale senza inventarne uno che non c’è.
Ad esempio sarebbe molto interessante capire come mai ci siano bande che continuano ad assaltare furgoni portavalori, con tecniche consolidate e prettamente paramilitari, puntuali come un orologio atomico, armate di kalashnikov e ordigni esplosivi, con componenti pronti a far saltare in aria i blindati e tutto quanto sta nelle vicinanze, capaci di incendiare camion e metterli di traverso sulle carreggiate con pericolo mortale per chi transita e il governo, e il Viminale, non spendano mezza parola su queste questoni – che sarebbero sicurezza, per dire – occupati come sono a seminare il terrore ad uso ideologico dalle corazzate del loro network personale, contro le manifestazioni di piazza, come se tutto l’altro malaffare non ci fosse.

 

 

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(10 febbraio 2026)

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