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Breve storia triste del segretario leghista del “Se do una parola e se stringo una mano, per me vale più di qualsiasi altra cosa”

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di Daniele Santi
Non si sa bene da dove partire, dunque toccherà partire dall’abc: dal disprezzo per il Tricolore alla difesa del vessillo nazionale; dal “Roma Ladrona” agli attacchi ai meridionali, alla Lega Nazionale (uno dei più clamorosi tonfi politici degli ultimi lustri), dai simboli celtici  all’ostensione del rosario e dei valori cristiani con reprimende da Oltretevere e dall’ambigua cooperazione mai dichiarata con la Russia (e con Russia Unita) alla condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, dimenticandosi della maglietta indossata sulla piazza Rossa, con effige di Putin in primissimo piano.

Non finisce qui: si era partiti dalla falce e martello dei Comunisti Padani dell’antiproibizionismo, al proibizionismo più integralista; dal secessionismo militante del “Sole delle Alpi” al sovranismo nazionale; dal “Roma Ladrona” ai burocrati di Bruxelles e i flussi migratori; dal vannaccismo cui affida la campagna elettorale in Toscana (rimediano un solo consigliere). Sono punti che rappresentano solo un assaggio delle numerose “giravolte” strategiche che ha trasformato un partito regionale in un tentativo di forza nazionale a base di flirt con il populismo di destra europeo con contorno di passaggi dalle  felpe dei territori alle divise delle forze dell’ordine, dal Papeete al Viminale con uscita dalla porta di servizio, fino al vannaccismo – lo farà vicesegretario della Lega, con un invidiabile acume, diciamo. In mezzo ci stanno la Fase No-Euro (“L’euro è un crimine contro l’umanità”) e la Fase Responsabile; il Contratto con il M5S (2018), noto come governo “Giallo-Verde”, basato sul populismo puro, l’estate del Papeete (2019) e la defenestrazione contiana, fino al sostegno al governo di Mario Draghi – antitesi tecnico-politica di tutto quanto affermato prima – e poi il ritorno alla destra più destra con Meloni, col tentativo di togliere voti a Meloni anche grazie a Vannacci. Gli va male.

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E’ la breve storia triste del segretario leghista del “Se do una parola e se stringo una mano, per me vale più di qualsiasi altra cosa”. E nessuno sta dicendo che non sia vero. Anzi è certamente verissimo.

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(4 febbraio 2026)

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