di Giancarlo Grassi
La notizia della decisione Unesco sulla cucina italiana patrimonio immateriale dell’umanità, riesce a mettere insieme il bisogno di propaganda e di parlare d’altro del governo Meloni (con contorno di patetica diretta su rete ammiraglia del network trasversale noto come TeleMeloni, con compiacenti giornalisti e ministri tronfianti) e il solito mal di pancia congenito dei nostri concittadini, così impegnati a dover dimostrare di essere più bravi degli altri, da perdere di vista l’importanza di stare zitti.
Una nostra lettrice, che abbiamo ragioni di ritenere occasionale, ha commentato la notizia in uno dei nostri gruppi.
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Noterete dalle poche parole di commento, il senso di superiorità con cui viene trattata la materia, la superficialità con la quale la si è letta, il giudizio inutile e livorosetto su una questione che riveste comunque una certa importanza per l’immagine globale dell’Italia, e – fondamentale! – il fatto che probabilmente la signora non mangia, o forse lo fa con la delicatezza delle signore, e non con il volgare appetito che caratterizza voialtri, come il perentorio “possiamo farci due spaghetti” sembra stare lì a dire.
Una volgarità. Spaghetti. Quando meriteremmo ben altro dall’alto della nostra scienza.
Ne deriva che essendo governati da una banda di incompetenti, essendo un paese allo sbando [sic], in un’Europa ridicola (guarda guarda), se l’unica consolazione sono “due spaghetti”, non abbiamo speranza.
Certo dopo avere visto, casualmente, la diretta su Rai1 nel tardo pomeriggio del 10 dicembre, dove il ministro Lollobrigida prima, il ministro Giuli poi, tre mani su un pulsante per proiettare alcune luci sul Colosseo (uno spettacolo da parrocchia di quartiere), riuscivano a vendere al popolino che segue la rete a quell’ora l’evento, abbassandone il portato culturale al livello del popolino che segue la rete a quell’ora – si potrebbe persino giustificare certa rabbia. E’ la superbia che diventa insopportabile. Di chi ha il potere e di chi lo critica.
Poi ci sono i commenti social della gente che si sente intelligente perché può sfogare il proprio livore contro paese e governo ladro come se non esistesse domani e come possono fare solo loro, per quanto son colti e capaci.
Poi c’è la solita questione: anche questi votano, ed è impossibile comprendere da dove venga questo desiderio immotivato di sfogare la propria rabbia contro gli obbiettivi sbagliati, perché se votano possono agire. Certo bisogna comprendere se il loro agire si ferma all’urlo da social o riescono a creare, ad esempio, opinione nel proprio ambiente e a farne, eventualmente, politica.
Ma come si fa a fare qualcosa di sensato quando si è così impegnati a insegnare al governo a governare, all’opposizione a fare opposizione, ai segretari di partito a fare i segretari, ai giornalisti a fare i giornalisti, all’Unesco a fare l’Unesco, a esprimere giudizi tranchant su qualsiasi cosa? E’ chiaro che, con tutti questi impegni, poi per le cose serie, tipo votare con la testa e non per simpatie o per al di pancia, non resta tempo.
Così, come suggerisce la saggia lettrice occasionale, “possiamo farci due spaghetti” (una roba di una volgarità insopportabile). Magari con la bocca piena e le mani impegnati ci riesce persino di stare zitti. Personalmente, già che devo stare zitto, gli spaghetti li vorrei alla carbonara. Che sarà anche volgare, ma almeno dà piacere perché è buona.
(11 dicembre 2025)
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