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Meloni, “Italia nel board su Gaza”. Chissà se sarà in ultima fila e quasi invisibile anche stavolta

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E niente. Non ce la fa. Proprio non le è possibile tenere una posizione ragionata dove ci sia da approfondire, mediare e fare considerazioni che vadano al di là del video da influencer del momento. Lei, come del resto Salvini, deve immediatamente passare ad altro, attenta al sondaggio possibile e alla dichiarazione che forse funzionerà (e funzionano sempre meno). Ora è il momento dell’annuncio di un nuovo trionfo italiano che farà parte del board per Gaza, questo sarebbe il trionfo, non si sa con che ruolo. E’ possibile un ruolo da spettatrice di ultima fila come già vista in occasione dell’insediamento dl presidente che grida tutto e il contrario di tutto, che racconta di guerre risolte dando i numeri e minaccia a scopo elettorale (mai un presidente è stato così mal visto nella storia degli USA). O forse ci sarà qualche altro trionfo ancora non annunciato.

Precipitato nell’oblio il sogno tutto meloniano di un motore italo-tedesco con Friedrich Merz, rispetto al quale potrebbe restare una pur vaga sintonia sulla competitività europea, ma sul piano strettamente strategico in grado di sostituire la Francia nel dialogo con Berlino, Meloni non ha nemmeno una chance. Mica perché è brutta sporca e cattiva, al contrario, lei è buona, preparata e bionda, ma sembra non essere abbastanza per sostituirsi al trio Starmer Macron Merz i cui progetti andrebbero, Meloni permetterà, molto al di là di un racconto da social di un piano Mattei da presentare agli africani quasi fossero dei totali imbecilli (e non lo sono). Si tratta di quel piano Mattei che viene rispolverato ogni tanto, ma del quale nel dettaglio non si sa nulla: quasi più fumoso dei progetti salviniani su un sempre più lontano ponte sullo Stretto.

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Così subito dopo una trasferta in Etiopia della quale poco si è detto, probabilmente perché poco si è fatto o poco c’è da dire se non parlando di iperattivismo poco produttivo, c’è l’augusto rifiuto della presidente del Consiglio a partecipare alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, perché non è che si può stare dove Merz attacca giustamente Trump e l’ideologia Maga, rilanciando sui social con tanto di tag (un genio!) una foto con Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer. Così mentre in Baviera i leader continentali che contano discutevano di Ucraina e delle sempre più difficili relazioni tra UE e USA, i leaderini che contano meno era in Africa per rilanciare il suo piano Mattei. Perché non puoi stare dove Trump non vorrebbe vederti e dove si attacca Orbán, ché l’amicizia è una cosa seria.

Così mentre un Salvini galvanizzatissimo scommette sulla vittoria dei “Sì” al referendum Nordio che cambia la Costituzione (e non ve lo dicono, dunque andate a leggervi gli articoli oggetto di referendum) e visti i risultati dei suoi ultimi endorsement potrebbe essere persino un buon segno, Meloni si fa sentire a modo suo dall’Africa prendendo le distanze dal cancelliere tedesco (col quale pretenderebbe di lavorare in UE), pur di non sconfessare Trump. Una capolavoro di acrobazie ad occhi chiusi che solo pochi possono osare. Ed è un bene.

Poi l’annuncio che l’Italia è stata invitata al partecipare al controverso, e orrendo, Board of peace del Trump Bigmouth, quello che ha come “unico limite la mia moralità” nel ruolo minore di “paese osservatore” che per chi pensa che l’importante non è contare, ma esserci è praticamente una promessa d’immortalità. Ma tutto va bene piuttosto che sborsare un miliard di euro per essere tra quelli che contano. Nonostante i racconti da influencer l’Italietta è sempre un paese con le pezze al culo. La si racconti come si vuole.

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Nel frattempo l’UE va avanti su indipendenza, difesa e scudo europeo come decide chi conta mentre Meloni guarda il futuro guardando indietro, come fa una vecchia attrice che riguarda i suoi film.

 

 

 

(15 febbraio 2026)

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