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L’Ungheria blocca gli aiuti all’Ucraina. Orbán fa il lavoro sporco

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Victor Orbán ha bloccato il prestito Ue da 90 miliardi di euro per l’Ucraina, concordato al Consiglio europeo dello scorso dicembre per fornire a Kiev i fondi di cui ha urgentemente bisogno per il bilancio statale e lo sforzo militare di resistenza all’invasione russa. Il diniego ungherese del sempre più amico di Putin, a pochi giorni dal quarto anniversario dell’invasione di quest’ultimo di un territorio sovrano e indipendente.

Lo scrive Repubblica che cita il Financial Times, che a sua volta cita quattro addetti ai lavori, secondo cui l’ambasciatore ungherese in Ue ha obiettato all’emissione di debito comune per conto del suo capo. L’accordo raggiunto a dicembre tra i leader Ue, il prestito sarebbe stato concesso “secondo la formula della cooperazione rafforzata tra 24 Paesi membri”: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono sfilate, ma hanno accettato di dare il loro ok all’utilizzo del margine del bilancio Ue (“headroom”) come garanzia per l’emissione di debito comune, ma la decisione richiede l’unanimità dei 27 Stati membri. Il passo indietro pro-Russia di Orbán blocca tutto.

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Dall’emissione dei 90 miliardi da parte dell’UE dipende anche l’emissione di un programma da 8 miliardi di euro da parte del Fondo monetario internazionale. Il “No” scaturirebbe da recenti contrasti, nemmeno resi noti, tra Kiev e Budapest dove sono nervosetti in vista delle elezioni di aprile che non vedono il partito di Orbàn in gran spolvero (dietro di dieci punti al partito di opposizione Tisza di dieci punti secondo sondaggi recenti).
Il nervosismo del presidente ungherese-filo Putin non si manifesta solo con l’ordinare il blocco degli aiuti europei esercitando il suo diritto di veto, ma anche in attacchi frontali a giornalisti e magistrativi ricorda qualcosa? – un segnale classico di chi teme di vedersi sfuggire di mano legittimamente il potere e i suoi privilegi, a causa del voto democratico. Perché anche le democrature cadono, se la gente vota da un’altra parte e le elezioni sono pulite.

 

 

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(20 febbraio 2026)

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