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Campagna elettorale imbarazzante per la riforma che non riforma: mancano solo le invasioni di cavallette

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Testo:


di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

Si sono messi a raccontare la qualunque, pur di non entrare nel merito di quella che chiamano riforma e per non svelare che l’unica verità di questa riforma vuota non è il bavaglio ai giudici, ma è che la strombazzata riforma non riforma niente. Dunque fermo restando che ognuno è libero di votare sì o no secondo coscienza, e questo non è un appello elettorale per una o l’altra parte, chiunque voti dovrebbe sapere che non ci sarà cambiamento se non in senso gattopardesco: un non cambiamento, col rischio che i famosi decreti d’applicazione dell’eventuale post-vittoria di Meloni siano già pronti e che vengano approvati in tempi record a colpi di maggioranza, perché a pensare male si fa peccato, ma ci si sbaglia raramente.

Abbiamo ascoltato di tutto: migranti, assassini, stupratori e pedofili che invadono l’Italia a causa del possibile NO al referendum, ma l’ultimo dei molti stupratori di bambini che popolano questo mondo sempre più (s)porco è stato riportato in patria con un volo di stato a spese dei contribuenti e non per decisione della Magistratura, ma del governo. Quello che grida alla morte nera (che magari è dietro l’angolo subito dopo il 23 marzo). Sono passate le peggiori disgrazie possibili se non si segue l’augusto verbo meloniano perché tutti quelli che si sentono semi-divinità vaticinano disgrazie, orrore e morte se il loro essere condottieri, o presunti tali, non dovesse essere omaggiato dalla genuflessione elettorale al suo volere.

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Ma si chiamano dittature e in Italia, nonostante alcuni e alcune, vige ancora una democrazia. Peculiare, come lo è l’italianume, ma sempre democrazia.

Si è dunque assistito non a una campagna elettorale che entrasse nel merito delle questioni, ma alla solita passerella fatta di monologhi sulle reti gestite da famiglie che comandano partiti di governo, con al solito le reti di stato sotto il controllo dello stato, con l’opposizione a gridare spesso incongruenze a tentare di coprire con le grida disperate il nulla della propaganda di Meloni, salvo qualche sporadica uscita di Elly Schlein che è riuscita dove osano le aquile…
E meno male che c’era Nicola Gratteri che non fa parte di correnti e sulla base del racconto governativo fatti di morte e peste nera non dovrebbe ricoprire l’incarico che ricopre.

Esilaranti i tentativi bambineschi di delegittimazione delle ragioni di chi si oppone alla riforma che non è una riforma operata da quotidiani di destra da poche migliaia di copie, che sopravvivono non si sa come, accostando il NO all’islamismo radicale. Siamo il paese dei balocchi che è gestito da giullari. Che, va ricordato, al potere non ci vanno da soli, ma vengono votati.

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(17 marzo 2026)

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