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Quello che voleva il premio Nobel per la Pace schiera la portaerei Gerald Ford a 10 miglia davanti alle coste del Venezuela

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Trecentrotrentatre metri di portaerei, per 58 metri di larghezza, fino a 4mila 600 marines a bordo, ottanta caccia F/A 18 e Super Hornet che decollano dalla pista in meno di 5 secondi. E’ la Gerald Ford, gigantesca portaerei del 2017, mandata dal Donald Trump sempre quello che nessuno merita il premio Nobel per la pace più di me nelle meravigliose acque dei Caraibi con i suoi marines a far saltare in aria le imbarcazioni di presunti narcos, senza che il Pentagono o chi per lui mostri prove. Tutto in acque internazionali e alle porte del Venezuela, proprio di fronte a Trinidad & Tobago.

Siamo al mondo secondo Trump, che è il mondo del facciamo quello che cazzo ci pare, come genialmente teorizzava Corrado Guzzanti che sia benedettoè quella della sua volontà e guai a chi lo contraddice. Il presidente colombiano Gustavo Petro, primo Capo di stato di sinistra in una nazione storicamente alleata degli Usa, ha protestato con forza e subito sono arrivate sanzioni contro di lui e la sua famiglia. La democrazia secondo Trump lo ha messo nella lista dei protettori dei trafficanti di droga. E via e via…

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In Venezuela non va meglio: l’ex tassista ora dittatore al potere da troppi anni Nicolas Maduro e che governa il paese col pungo di ferro degli incolti che hanno il potere e non lo lasciano, sembra non rendersi conto che quello che ha deciso di vincere il premio Nobel a suon di bombe farà quello che vuole, ma ha voluto ugualmente rivolgere il suo appello in un inglese che lo farà diventare lo zimbello dell’emisfero, a un Donald Trump che ha riempito il mar dei Caraibi di incrociatori militari proprio davanti alle coste del Venezuela.

Trump si inventa così un’altra guerra mentre si vende come un presidente portatore di pace e l’Italia tace – e potrebbe portare ad un cambio di regime in Venezuela. Nel frattempo i soliti esperti-grilli-parlanti fanno notare che il Venezuela non è affatto il canale privilegiato del narcotraffico verso gli Usa. Dunque gli obbiettivi di Trump devono essere altri. Restano pochi dati certi: nove milioni di Venezuelani fuggiti dal paese, un premio Nobel della Pace (reale) a Maria Corina Machado, una dittatura che ha chiuso mezzi di informazione, manipolato elezioni e occupato tutti i livelli dello Stato.

Sarebbero oltre duemila prigionieri politici in carcere. (compreso un italiano di cui non si sa nulla, ma Tajani – impegnato a difendere gli affitti brevi – tace), anche se per altre fonti i prigionieri politici sono 841 (di cui 668 civili, 173 militari) al 10 ottobre 2025; secondo Human Rights Watch da settembre 2025, decine di prigionieri politici sono stati detenuti in isolamento totale (incommunicado) per settimane, mesi e in alcuni casi per oltre un anno, senza accesso a visite familiari o legali senza però fornire dati ufficiale sul numero delle persone imprigionate dalla paranoia di Nicolas Maduro.

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(26 ottobre 2025)

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