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Trump nel gioco delle tre carte

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di Marco Biondi

Era Ferragosto, da noi caldo atroce, in Alaska … freddo glaciale; almeno per qualcuno, ma non per tutti.

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Ad esempio, il dittatore russo, per gli amici Vlady, è stato accolto con tanto calore dall’ineffabile “The Donald”, ciuffo all’insù. Il nostro eroe, riferimento del mondo libero e democratico, signore e padrone della democrazia mondiale, ha addirittura applaudito il “suo” ospite, incurante delle accuse per crimini di guerra pendenti sul suo capo e di tutte le nefandezze che sappiamo. Si è poi talmente vergognato da far togliere tutte le immagini della sua calorosa accoglienza.

Come ho avuto modo di dire solo un paio di settimane fa, il biondo Donald l’aveva studiata così: accordi USA/Russia, si fotta l’Ucraina.

Ma Vlady, perfido, aveva già in serbo il gioco delle tre tavolette.

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Insoddisfatto, come temeva, di quanto avrebbe portato a casa dai possibili accordi commerciali con gli USA, e infastidito per queste continue richieste di porre fine alla guerra in Ucraina, si stava già preparando all’incontro a tre, con Cina e India. Che poi tre non sono stati, perché al tavolo, il 3 settembre, e alla parata militare dei festeggiamenti per la vittoria della Seconda guerra mondiale contro l’odiato Giappone, erano in otto.

Principalmente rappresentanti di Paesi con un filo conduttore unico: orientali, sistemi dittatoriali, potenze economiche emergenti. E in più D’Alema.

Cosa è successo in tale consesso? Niente, sotto il bicchierino scelto tra i tre, c’era la scritta “si fotta l’occidente”. Adesso le regole le dettiamo noi.

E davanti ad una parata militare da far impallidire, monito a tutto il mondo che, a loro, è meglio non rompere le scatole, l’amico di tanti, il perfido Vlady, ha scelto dove stare. E questa scelta deve lasciare tutti molto preoccupati. Parliamone.

Aspetto economico: sai cosa gliene frega dei dazi di Trump? Gli Stati Uniti rappresentano un mercato di 350 milioni di consumatori. I loro stati, insieme DIECI VOLTE tanto.

Delle sanzioni alla Russia cosa resta? Nulla. A parte qualche spicciolo (si fa per dire) confiscato, nei commerci non cambia granché. Perché chi vuole continua a comperare tranquillamente il gas russo (ai loro prezzi), ma se, per caso, volessero ribellarsi, Vlady, il suo gas, lo venderebbe alla Cina, all’India, ecc. ecc. Gasdotto già progettato e presto operativo.

In tutto ciò l’Europa, l’unica messa veramente a rischio dalle mire espansionistiche russe, sta ancora sfogliando la margherita: sanziono o non sanziono? Sapendo però che a Vlady interessa poco o niente. Tanto che ci frega se non ci sono più voli diretti da Mosca verso l’Italia? Si passa da Istanbul e il problema è risolto.

Signore e signori vi do una notizia: questi ci stanno facendo le scarpe; economicamente ci surclassano, militarmente, pure. E oggi ci dicono che del cane Donald che abbaia, loro se ne fanno un baffo.

A proposito di “baffi”, nella congrega riappare il baffo più famoso d’Italia che, con aria sorniona, parla di pace. La sua pace è la resa dell’Ucraina e l’abbassamento dei pantaloni dell’Europa. Comodo aprire bocca parlando del culo altrui.

Io la penso così: l’unica strada è un esercito di difesa europea. Se qualcuno viene a scassarci i cabasisi, deve sapere che può farsi molto male. Dicevano che ci voleva tempo. Abbiamo sprecato tre anni e mezzo. Ci saremmo quasi.

Quando mancano politici e statisti veri si fanno brutte fini. E io vedo in giro tanti piccoli Vittorio Emanuele III di Savoia. Non fosse per Macron non avremmo nessuno che si sbatte e cerca soluzioni. Ma anche così, lui, da solo, cosa più fare? Orban gli blocca ogni risoluzione a livello Europeo, Trump continua a fare raccolta di brutte figure, gli altri continuano a tremare per paura di scontentare uno (Vlady) o l’altro (Donald). E così non si cava un ragno dal buco.

Poveri noi, siamo messi proprio male.

 

 

 

(4 settembre 2025)

©gaiaitalia.com 2025 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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