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Famiglie Arcobaleno, la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha messo a segno un primo colpo

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di Vittorio Lussana

In questi giorni, la neo-sindaca di Genova, Silvia Salis, ha iscritto due madri all’anagrafe del comune da lei guidato come genitrici di una bambina. Una bella cosa, che torna a segnare un punto a favore della civiltà e dei diritti.

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L’atto mette la parola fine a una contraddizione giuridica e umana, poiché la legge riconosceva solo la madre biologica. Da oggi in poi si dovrà riconoscere che la famiglia non è un qualcosa di apologetico, rigida e immutabile come una gabbia. In secondo luogo, è un chiaro segnale di risveglio da parte dello Stato, che finalmente si è ricordato di essere laico, pur rispettando i sentimenti religiosi dei singoli individui.

Va da sé, che il principio affermato dalla città di Genova non è affatto campato per aria e non sia più modificabile, poiché frutto di una sentenza della Corte costituzionale, la n. 68/2025, che ha sancito, una volta di più, il diritto di ogni bambina e ogni bambino a essere riconosciuto. Solo per mezzo di un atto instaurativo si potrebbe tornare indietro, ponendo fuori dal territorio della legge chiunque cerchi di opporsi a tale concessione fino a oggi negata.

Lo Stato è laico, non confessionale. Anche se i lunghi decenni di immobilismo democristiano hanno cercato di mescolare le carte, opponendosi ai cambiamenti e a ogni genere e tipo di modernizzazione della società. Una sorta di dittatura della biologia insensibile ai sentimenti delle singole persone, che condannava i cittadini a un perenne giudizio d’immoralità.

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Da qualche altra parte giunge una seconda obiezione: “Gli italiani non sentono questi temi come una priorità del Paese”. Il che equivale a un giudizio di menefreghismo verso alcune categorie di persone, già discriminate da millenni e regolarmente bollate con un giudizio di abominio. Non solo non si fanno schifo da soli, ma vorrebbero continuare a discriminare alcune categorie di persone, negando loro ogni libertà pubblica. Potrà anche essere vero, che un pezzo di popolo italiano non consideri prioritarie le battaglie per i diritti civili. Ma si sbaglia. Così come si è sbagliato molte altre volte, nel corso della propria Storia.

E’ veramente curioso questo stabilire delle priorità a seconda di ciò che torna comodo in termini di consenso elettorale: una sorta di piattezza logica incapace di accertare il proprio opportunismo. Come se vivessimo in una sorta di democrazia plebiscitaria in cui solo ciò che è legittimato dal voto popolare ha diritto di esistere. Un modo di resuscitare l’assemblearismo rousseauiano e la dittatura delle maggioranze, inserendo una sorta di barriera invisibile, forzata e discriminatoria, all’interno della società italiana: quella tra chi è dalla parte della legge e chi è un fuorilegge.

Sarà proprio il popolo italiano a stabilire, laicamente, questa divisione come nuova priorità, prendendo atto, finalmente, che la morale cattolica non ha più l’esclusiva nel pretendere di stabilire princìpi e doveri in forme omnicomprensive. Anche la religione non è più una priorità per tutti. Si chiama secolarizzazione: un concetto che continua a essere sottostimato o ignorato dai più.

Un plauso, dunque, alla sindaca di Genova, Silvia Salis, per aver riproposto questi temi all’ordine del giorno. Citando l’Amleto di William Shakespeare, concludiamo: “Ben scavato, bella talpa”.

 

 

(27 giugno 2025)

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