Era quello che in quanto elevato avrebbe dovuto cambiare i destini dell’Italia, e in qualche modo c’è riuscito: ha sdoganato l’impreparazione come prerogativa essenziale per andare al governo; ha aperto le porte al qualunquismo più becero; ha messo in parlamento la peggiore classe dirigente degli ultimi 70 anni; in campo le peggiori e indecenti bufale che la storia d’Italia ricordi; ha dato vita ad alcune delle manifestazioni più autocelebrative che si ricordino e, infine, non ha combinato nulla di buono se non celebrare sé stesso.
Ora, per ricordare agli italiani che esiste e per rinverdire gli antichi fasti del suo 30 e passa per cento che ora è andato a Meloni (e prima a Salvini, a testimonianza di quanto a destra fosse l’elettorato che si riferiva al comico che come politico fa piangere), ha deciso di riprendere in mano la questione del simbolo che appartiene alla sua associazione con sede a Genova: una vera e propria dichiarazione d’amore agli italiani perché queste sono le battaglie politiche che contano: riappropriarsi del simbolo.
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(4 giugno 2025)
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