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HomeCopertinaPride! Il mese del trucco, non necessariamente dei partecipanti

Pride! Il mese del trucco, non necessariamente dei partecipanti

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di Bo Summer’s

Sapete cosa fa davvero rabbia?
Che ogni anno succede la stessa cosa. Basta che arrivi giugno, e vi ricordate che esistiamo.
Undici mesi di silenzio, magari qualche commento vago, qualche like messo distrattamente, poi — puff — esplodete in un tripudio di “love is love”, filtri arcobaleno e frasi che sembrano uscite da una scatola di cioccolatini.

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E va bene, lo sappiamo. Ci siete solo quando conviene. Quando c’è aria di festa, quando si può fare bella figura con poco.
Ma quello che manda davvero fuori di testa è un’altra cosa:
è come vi inginocchiate davanti a chi, fino a ieri, stava dall’altra parte.
È come vi commuovete per un discorsetto banale, detto con la voce pacata, da uno che ha imparato a usare le parole giuste, che sa dosare i sorrisi.
Uno che non vi mette in discussione. Uno che non vi fa sentire scomodi.

E allora via, applausi.
“Che bello, finalmente un messaggio positivo!”
“Questo sì che è il modo giusto di parlare!”
Come se fino ad ora avessimo sbagliato tutto. Come se chi ha gridato, chi si è esposto, chi ha perso il lavoro, gli amici, la salute, la dignità — avesse solo fatto casino.

Ma la verità è che vi dà fastidio la rabbia.
Vi spaventa chi non vuole essere gentile.
Vi irrita chi vi ricorda che la lotta è sporca, che non si fa con i fiocchetti ma con i lividi addosso.
Perché voi potete permettervi di scegliere.
Potete decidere di indignarvi solo quando il tono è giusto, il volto è rassicurante, il messaggio è vendibile.

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Tutto il resto — la verità nuda e cruda — la lasciate fuori.
La ignorate.
La cancellate.

E non è che non lo sapete, eh. Lo sapete benissimo chi sono quelli che adesso si mettono in mostra con i discorsini dolci, ma fino a ieri si alleavano, firmavano, votavano contro di noi.
Lo sapete, ma fate finta di no.
Vi fa comodo dimenticare.
Perché così potete sentirvi buoni, moderni, aperti — senza dover pagare il prezzo che abbiamo pagato noi.

Questa non è alleanza.
È turismo emotivo.
Venite a farvi il giro nel nostro mondo solo quando c’è musica e colori.
Ma quando c’è da lottare, da difendere davvero, da prendersi insulti al posto nostro — non vi si vede mai.

E allora no. Non ci basta un sorriso.
Non ci basta un “love is love” detto con voce angelica.
Non ci basta che ogni tanto qualcuno con la cravatta si ricordi che esistiamo.
Noi ce lo ricordiamo ogni giorno, che esistiamo. Ce lo ricordiamo perché dobbiamo difenderci, ogni giorno.
Dobbiamo spiegarci, giustificarci, correggere chi ci racconta male.
E non è una fiaba: è fatica. È corpo. È pelle.

Quindi fate pure i vostri post.
Riempitevi pure la bocca di parole pulite.
Ma non chiamatela lotta.
Non chiamatela memoria.
E per favore — non chiamatela alleanza.

 

 

 

(2 giugno 2025)

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