Se per accendere “i caminetti” occorrono due fiammiferi, ma ne abbiamo in casa solo uno sarà questione di “caminetti” o di “numeri”? Qualcosa di simile succede al parlamento europeo: non è questione di riunioni di piccoli gruppi che usano l’arma della conventio ad excludendum, ma è questione di numeri.
Popolari, Socialisti e Renew insieme hanno la maggioranza al parlamento europeo, poi esistono i franchi tiratori e servono voti-cuscinetto. Ecco, Meloni offrirà voti-cuscinetto in cambio di una poltrona per Fitto. Almeno questo sembrerebbe essere il commissario di peso che consentirà l’augusto baratto: insomma una leonessa in patria ruggisce molto meno in Europa perché qui parla ai suoi e dentro il carrozzone, come lei lo definì, cerca di uscirne meglio che può. Sarà politica anche questa? Forse non quella che immaginano gli augusti Fratelli d’Italia con cognati e sorelle a seguito, ma certamente è politica quella che si fa coi numeri, nel senso che la conta dei voti è matematica.
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Sarà anche bieco, ma è così. E i caminetti c’entrano poco. Se Meloni potesse offrire duecento seggi, tutto sarebbe diverso e lei lo sa. Al netto della propaganda interna. Non sarà un 27 giugno con fuochi d’artificio, ma con molti musi lunghi e frasi roboanti di un trionfo tronfio (ma vuoto). E naturalmente è l’Europa che non tiene conto del voto dei cittadini, ma è Meloni che non ha mantenuto una sola promessa elettorale e non l’ha obbligata Bruxelles.
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(26 giugno 2024)
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