Non potendo negare le centomila persone in piazza contro le misure del suo governo e non avendo evidentemente niente di meglio cui attingere che non fosse la distrazione di massa, ecco Meloni la magnifica postare un video traboccante di insulti sessisti contro di lei e chiedere a Landini che cosa ne pensasse. Landini ha risposto in un battito di ciglia: “… condanno senza se e senza ma quegli insulti violenti e sessisti, che non fanno parte della cultura e della pratica della mia organizzazione. La Cgil da sempre contrasta in ogni luogo ogni forma di violenza fisica e verbale. E si batte per superare quella cultura patriarcale che è all’origine di ogni forma di violenza verso le donne”.
L’indignazione verso le offese personali (sempre inaccettabili) di Meloni suona fuori luogo nei giorni in cui il suo alleato Salvini si scaglia con inaudita violenza contro la giudice di Catania – a proposito si sarà accorta Meloni che qualcosa nel decreto Cutro non quadra, avendo un altro giudice preso una decisione simile a quella già presa a Catania, proprio poche ore fa – e rende noto che per la presidente del Consiglio esistono indignazioni utili e indignazioni inutili. Ma si sapeva già.
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Ci si chiede inoltre se oltre ai cori d’insulti voglia anche, sua grazia, dare ascolti agli altri cori che le ricordano che in questo paese cala il lavoro, calano le prestazioni sanitarie, le opportunità calano, le discriminazioni crescono e si fa sempre più fatica a fare la spesa, oltre che dare ascolto a chi le ricorda le promesse fatte in campagna elettorale e mai mantenute. Qui si suppone che Landini abbia già risposto portando centomila persone in piazza.
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(8 ottobre 2023)
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