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Se a sinistra si racconta un paese che non si riesce a vedere

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di Claudio Desirò

L’ennesima debacle elettorale, questa volta alle elezioni regionali del Molise, evidenzia la distanza tra l’opposizione di piazza e di slogan della coppia Schlein-Conte, dal Paese reale e dai suoi problemi. Un “campo largo” oggettivamente in grande difficoltà di contenuti e di idee, sempre più spostato su posizioni populiste e tipiche della sinistra radicale, che non piace agli elettori che preferirebbero, evidentemente, soluzioni e progetti, rispetto alle battaglie di bandiera avulse nel tempo.

Non esiste, nei fatti, una ricetta per il Paese proposta dal PD, così come non ne è mai esistita una proposta da Conte, e questo porta al risultato di avere una coalizione sgangherata, unita nelle piazze ideologiche e demagogiche, ma giustamente priva di appeal anche per il presunto elettorato di riferimento. Per un Paese forte ed una democrazia realmente compiuta, a fianco di un Governo forte, ci vorrebbe un’opposizione altrettanto forte, con leader in grado di proporre idee e soluzioni con le quali fare sintesi con le proposte della Maggioranza. Invece, il populismo strisciante di partiti in crisi di identità, porta la narrazione di un Paese irreale, nel quale molti non si riconoscono.

Le priorità, sballate, di Schlein e Conte sono quelle di raccontare un Paese in guerra civile, con una deriva antidemocratica in atto, con atti di violenza sdoganati dal Governo verso i più deboli. Un Paese in totale crisi economica e sociale, in cui lo schiavismo è normalità nel mondo del lavoro e nel quale economia e disoccupazione sono ai livelli di un Paese del quarto mondo. Più che una narrazione politica, un filmetto di fantascienza, sempre più distante dalla realtà che gli italiani vivono e che per questo si distanziano sempre più dalle posizioni giallo-rosse.

Un racconto utile per serrare le fila degli adepti più ideologizzati e sensibili a slogan ideologici, ma poco utile al Paese ed alle reali priorità degli italiani.

Di deriva antidemocratica, con cui tutta l’opposizione ci ha ammorbato le orecchie fin dalla campagna elettorale, non se ne vede l’ombra, così come del millantato isolamento internazionale o degli eventuali cambiamenti di posizione sull’Ucraina. Anzi, non solo con il Governo Meloni il nostro Paese è tornato a recitare un ruolo da protagonista all’interno dell’UE, ma è capofila nel tentativo di ammortizzare l’impatto geopolitico della crisi Tunisina. E sull’Ucraina, chi è in evidente difficoltà di posizionamento, è proprio il PD, ora alleato dei filoputiani grillini.

A livello economico, il racconto di un Paese sull’orlo del baratro, si scontra con i dati economici che vedono il nostro PIL come quello più in crescita dell’eurozona e tra i più in forma del G-20. Così come il tasso di disoccupazione è in costante calo, dopo anni di crescita.

Certo, il Governo Meloni non è tutto rosa e fiori: come tutti gli Esecutivi precedenti, in difficoltà nello spendere i fondi europei, è in difficoltà nello spendere il PNRR; ha evidenti tensioni interne relative alla ratifica del MES, si confronta con uscite censurabili di alcuni suoi elementi; si esibisce in inversioni ad U tra gli annunci di misure e le misure stesse una volta emanate. Insomma, offrirebbe il fianco ad un’opposizione seria, in grado di affrontare nel merito le questioni, tenendosi distante da posizioni puramente ideologiche e/o propagandistiche. Purtroppo, di un’opposizione concreta non se ne vede l’ombra, mentre l’opposizione di piazza e di slogan, piano piano, scompare nelle urne. Giustamente.

 

 

(30 giugno 2023)

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