Eccolo il discorso imperdibile che gli Americani non potevano perdersi e che non solo è stato praticamente ignorato dai media non proni al presidente col ciuffo – la ABC l’ha mandato in differita, CNN e NBC lo hanno ignorato e nessun grande quotidiano a stelle e strisce apre con l’ennesimo delirio che proviene dalla Casa Bianca -; è il discorsetto che denuncia brogli con oltre quattro mesi di anticipo così da giustificare la fine politica di Trump alle elezioni di midterm e che denuncia senza prove al grido di Abbiamo le prove!, un presunto furto di dati di 220milioni di americani da parte della Cina.
Naturalmente il discorsetto sui brogli pretende di avere effetto retroattivo riferendosi anche alle elezioni del 2020 vinte da Trump, secondo Trump, e non da Biden che poi entrò alla Casa Bianca. Su quelle perse da Hillary Clinton per mano russa nemmeno una virgola.
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Poche ore prima del discorso, depistaggio chiama depistaggio, un dispaccio del dipartimento di Stato americano informava dell’intenzione dell’amministrazione Trump di esercitare quella che ha chiamato “amministrazione temporanea” degli USA sul Venezuela fino a nuove elezioni a Caracas. Così che abbiano il tempo di depredarla meglio.
Poi il nuovo uragano verbale dove Trump accusa tutto e tutti e punta il dito contro la “fragilità del sistema elettorale” così da dire ai suoi, che non sono intenzionati a votarlo di nuovo dato che stanno peggio di prima, “perderò, ma è colpa di brogli, cinesi e della cattiveria della gente”.
La risposta arriva a stretto giro, e arriva dal governatore della California Newsom che risponde con grande chiarezza che le frodi elettorali negli USA sono estremamente rare e “quasi sempre commesse da cittadini americani”. Addirittura Fox, canale scendiletto del presidente boccalone, ha manifestato perplessità sul discorso con i reporter sul territorio che hanno spiegato al pubblico di non essere in grado di “corroborare le dichiarazioni” del presidente sul voto. Fox, al contrario di altri grandi network, ha trasmesso in diretta il discorso. E anche contro i media che non lo hanno trasmesso Trump ha diretto le sue invettive accusandoli di essere “parte del complotto” minacciando nuovamente la revoca delle licenze di trasmissione.
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(17 luglio 2026)
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