di Giovanna Di Rosa
Elly Schlein versus la presidente del Consiglio che “Diamo alle donne il diritto di non abortire” è un buon segno. Lo è principalmente perché alla guida del maggior partito di opposizione che ha fatto la sua lunga traversata del deserto, tra le peggiori critiche possibili – critiche che meritava, così come merita oggi di essere osservato e sostenuto (e ancora criticato, eventualmente) mentre riparte da se stesso, c’è finalmente una donna che non è contro le donne.
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Una donna che non scrive libri contro le donne dove si parla di donne che purtroppo hanno il diritto di abortire, un inno alle donne fattrici e possibilmente chiuse in casa, ci si chiede perché non ci siano state loro, le autrici di quei libri, in casa in quanto fattrici, magari col burka; una donna che non parla di diritti salvo poi negarli alle origini; una donna che non parla di accoglienza mentre il suo governo vara un decreto legge che lascia morire la gente in mare; una donna che sprizza coerenza e non livore e che andrà giudicata, anche lei, per ciò che farà. Esattamente come si fa con l’altra che risponde con sarcasmo all’elezione di Schlein.
Grazie alla vittoria di Elly Schlein l’Italia entra così di diritto, a dimostrazione che gli Italiani sono molto più avanti della loro classe politica, nel novero delle nazioni che hanno donne alla guida delle forze politiche più importanti, governo e opposizione. Non se ne celebra il genere, non in questa sede, ma la possibilità che si sono acchiappata al volo – l’una con un partito personale che celebrerà mai primarie e l’altra attraverso il voto degli iscritti al PD – di prendere sulle proprie spalle il destino di un paese fino ad oggi governato, coi piedi, da maschi alfa fatti d’argilla.
In Italia qualcosa si è mosso, finalmente, ora giudichiamole entrambe per ciò che faranno, al di là del partito che votiamo.
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(27 febbraio 2023)
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