di Giovanna Di Rosa
Parla Repubblica di 140mila euro l’anno divisi per i due anti-casta Paola Taverna e Vito Crimi che collaboreranno, dopo tutto il genio che hanno speso nelle due legislature precedenti, con i gruppi parlamentari di Camera e Senato. Il quotidiano cita un dipendente M5S lasciato a casa di fresco: “Ci hanno detto che stavolta non potevano rinnovarci il contratto, perché non c’erano abbastanza fondi. E invece…”.
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Ma l’epurazione per mancanza fondi non si fermerebbe lì: a spasso sono finiti, secondo Repubblica, altri “venti dipendenti, alcuni storici, che hanno lavorato per i 5 Stelle dalla prima legislatura del 2013″ ed ora sono a spasso. “Gli eletti sono calati, il budget è ridotto e non c’è più posto per tutti”, pare sia stata la giustificazione. Delr esto non si vive di solo anti-casta. Soprattutto se sono gli anti-casta ora casta interna ad avere la priorità. Mica per diritto divino, ma perché butta così, diciamo.
In tempi meno nobili si sarebbe chiamato salvagente agli ex, ma il lignaggio del nuovo M5S a 80 parlamentari versus 300 della passata legislatura (e lo chiamano successo) impedisce di proseguire con i contratti per tutti. Meglio gli anti-casta dicasi casta-interna che pur’essi di occupazione abbisognosi.
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(14 novembre 2022)
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