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Draghi vara la “Strategia nazionale LGBT+” e a Fratelli d’Italia viene un coccolone

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di Paolo M. Minciotti

Draghi ha fatto lo scherzetto agli intolleranti Fratelli e Sorelle d’Italia varando la “strategia nazionale LGBTI+” un piano valido fino al 2025 che costringe, in soldoni, gli intolleranti omofobi a fare i conti con loro stessi e in termini politici l’accordare a tutti, ma proprio a tutti, anzi a tutte e a tutti, gli stessi diritti. Piaccia o no a Donna Rauti, Donna Roccella e i vari misogini e omofobi disseminati sui banchi meloniani.

Il piano prevede, ad esempio, i congedi parentali per i genitori dello stesso sesso e incentivi alle aziende che assumono transgender (magari formando i quadri affinché il posto di lavoro non si trasformi per loro in un inferno); il piano è frutto dell’intelligente lavoro di Elena Bonetti, ministra delle Pari Opportunità all’interno di un lavoro coordinato e chiesto dall’Europa “anche ai fini di finanziamenti per progetti specifici” e che ha visto Fratelli d’Italia, che è il partito di Meloni del “non toccheremo le leggi” prendersela a morte considerando il varo uno sgarbo con commento livoroso di Donna Roccella: “Farlo adesso è una trovata pubblicitaria”, invece mettersi di traverso (in campagna elettorale) alle donne che scelgono di abortire è un atto di civiltà istituzionale.

La linea integralista-teocratica simil-polacca del governo che si prepara sarà una benedizione per tutti coloro che in questo paese hanno a cuore le libertà individuali, che impareranno così il prezzo che si paga a spostare il 20% dei voti sempre più a destra sperando nel miracolo di turno operato da uno dei tanti che si dichiarano così libertari da riuscire a dichiarare che non cambieranno le leggi, mettendo ostacoli alla loro applicazione.

Nel frattempo per chi abbia voglia di leggere, capendo anche ciò che legge perché spesso le due cose non vanno insieme, l’Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali spiega sul suo sito che la Strategia Nazionale Lgbt è un documento del Dipartimento delle Pari Opportunità per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ed è un testo che recepisce la Raccomandazione CM/Rec (2010) 5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Quattro le strategie d’intervento (che mutuiamo dal quotidiano Open che le ha pubblicate il 7 ottobre):

  • educazione e istruzione, in particolare la prevenzione e il contrasto dell’intolleranza e della violenza e del bullismo omofobico e transfobico;
  • lavoro, per ciò che attiene la discriminazione nell’accesso al lavoro e le condizioni di lavoro, differenziando tra la situazione di persone gay e lesbiche rispetto a quella delle persone transessuali e transgender;
  • sicurezza e carceri, in relazione alla sicurezza e alla protezione dalla violenza delle persone LGBT e alla prevenzione e contrasto dei “crimini d’odio”;
  • media e comunicazione per il contrasto degli stereotipi e dei pregiudizi nella rappresentazione delle realtà LGBT.

Tra le altre cose, la strategia prevede i congedi parentali per i componenti le famiglie omoparentali (genitori same sex, li chiama Open con una certa caduta di stile) e gli incentivi alle aziende che assumono persone transgender. Misura importante è l’inserimento nei contratti collettivi di lavoro di norme anti-discriminatorie per gli omosessuali oltre al “doppio libretto” universitario per le persone transgender oltre a corsi di  formazione per poliziotti e agenti di pubblica sicurezza e misure di contrasto agli “effetti negativi dei “trattamenti di conversione” (le cosiddette teorie riparative)» per i minori Lgbt+.

A Fratelli (e Sorelle) d’Italia non l’hanno presa bene. Donna Roccella, già portavoce dell’allegra brigata dell’intolleranza familista nota come Family Day, grida ai quattro venti che “non si possono prendere impegni per il governo successivo” dimenticando che non si tratta di impegni per il governo che deve ancora nascere, ma di una misura votata da quello in carica minacciando, tutta teocratica, che la nuova maggioranza di destra è pronta a riprendere in mano tutto da capo” secondo il principio che tra il dire e il fare c’è una distanza insormontabile, mentre assai più breve è quella che separa ciò che si promette da ciò che non si manterrà.

Posare l’Ungheria o la Polonia non fa differenza tanto il faro è sempre uno: un freno alle libertà individuali, teocrazia di stato e pochissime competenze. Tanto esistono i lucchetti.

 

(8 ottobre 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 



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