Adinolfi e la sua ossessione per i colori del Pride

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di Daniele Santi

Sembrerebbe un’ossessione, ma potrebbe essere anche ambizione politica (cieca) unita ad un certo rifiuto della realtà (zero voti a Ventotene) e anche ad altre ragioni che non conosciamo -e di cui c’interessa poco sapere di più. Sta di fatto che Adinolfi manifesta una vera e propria ossessione nei confronti dei colori del Pride anche quando non c’entrano un accidente.

Come si evince dal post in basso Adinolfi vede gay anche dove non ce n’è. Come quando disse che Elisa non è “arrivata prima a Sanremo perché è eterosessuale”. L’ultima polemica è contro il Vaticano e il logo del Giubileo 2025, e per fare chiarezza nella confusione auto-generatasi nell’Adinolfi, è stato necessario l’intervento di monsignor Rino Fisichella, durante la presentazione in Vaticano del logo.

Citiamo dal quotidiano open:

Le 4 figure rappresentano l’umanità che proviene dai 4 angoli della terra e si abbracciano tra loro per simboleggiare la solidarietà e la fratellanza tra i popoli. Ad aprire la fila ce n’è uno che aggrappa una croce, simbolo della fede e della speranza in Dio. A muoverli sono le onde, che simboleggiano il pellegrinaggio della vita, non sempre calmo. Il rosso è l’amore e la condivisione, il giallo/arancio è il calore umano, il verde la pace, l’azzurro la sicurezza e la protezione e il nero della croce è l’autorevolezza e l’introspezione. Infine, il logo vuole lanciare un messaggio di fratellanza sottolineando che il pellegrinaggio non è un percorso individuale ma comunitario e dinamico.

Alla faccia di chi vive una fede, una qualsiasi, come protagonismo ed egotismo fini a se stessi, sembrano dire dal Cupolone, e il riferimento non è necessariamente ad Adinolfi che comunque riesce sempre a trovare il modo per dire “Questo sono io“.

Mario Adinolfi è del resto un uomo che le disgrazie se le crea un po’ da solo, almeno quelle pubbliche. Il 1° agosto 2021 infatti twittava allegramente sui fallimenti italiani alle Olimpiadi di Tokyo con frasi di questo tenore:

Malagò è bravo a fare pr, specie coi giornalisti che non stanno scrivendo che la spedizione olimpica è una débâcle: 16esimi nel medagliere, un disastro. L’Australia, un terzo degli abitanti, è quarta potenza. Malagò ne studi il modello, non si governa lo sport con gli aperitivi”.

La settimana successiva l’Italia aveva vinto trentotto medaglie: dieci ori, dieci argenti e  diciotto bronzi con vittorie mai viste nell’alto, nei 100 metri (mai visto prima), nella 4×100 (mai visto né immaginato), con una nazionale di nuoto da manuale e il ciclismo su pista a prendere a sberle il mondo.

Dunque dopo tanta scienza sportiva, dopo tanta comprensione dei messaggi grafici e dopo le infelici battute su Hitler e i disabili, per i seguaci di Adinolfi (nella foto con Salvini al seguito) e per tutti gli altri, sicuramente molti di più, dal profilo Instagram del marionenazionale ecco il logo con commenti al seguito.

 

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(2 luglio 2022)

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