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HomeIl CommentoStorie dall’Ucraina: Giovanni e Nataliia, separati dalla guerra

Storie dall’Ucraina: Giovanni e Nataliia, separati dalla guerra

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di Valerio Esposti

È passato un mese da quando Putin ha dato il via a una guerra tanto assurda quanto atroce: attaccando militarmente l’Ucraina, il despota russo è entrato definitivamente nella Storia nel modo peggiore. Un conflitto che ha creato danni enormi, con prevedibili conseguenze destinate a pesare per decenni: oltre al pesante bilancio di vittime e feriti (la cui entità non è ancora stabilita con certezza) va messo in conto un numero indefinito di profughi, centinaia di migliaia di persone che hanno lasciato giocoforza le proprie case e abbandonato la terra in cui sono nate. Città irriconoscibili, che a causa dei bombardamenti hanno completamente cambiato aspetto; ai danni materiali vanno poi aggiunti i traumi familiari, che ogni uomo, donna, anziano o bambino si trascineranno per sempre.

La guerra travolge gli affetti, crea barriere e ostacoli fino a trenta giorni fa inimmaginabili: sono tantissime le storie che purtroppo segnano in modo pesante le giornate. Coppie che devono fare i conti con la durezza di una situazione che ha stravolto ogni desiderio, allontanato il piacere di condividere. È il caso di Giovanni Natalini e Nataliia Okhrymenko. Lui, 62 anni, risiede a Segrate. Lei, 51enne ucraina, abita nell’ormai martoriata Kharkiv, presa di mira da carri armati e aerei da guerra. La loro relazione è iniziata sei anni fa; non appena saputa la notizia dell’invasione russa, Giovanni avrebbe voluto raggiungere la compagna, per poi condurla in Italia insieme al figlio di lei.

Nel giro di brevissimo tempo le condizioni sono precipitate: troppo rischioso e pericoloso tentare di lasciare l’Ucraina, tenuto anche conto che la donna avrebbe dovuto separarsi dal figlio 29enne, che tuttavia non può espatriare.

In questa drammatica vicenda emerge forte la voglia di reagire e affrontare a viso aperto la durezza in atto. Nataliia non prende nemmeno in considerazione l’idea di lasciare Kharkiv: “E’ la mia città, non me ne voglio andare, anche se qui ogni giorno si sentono forti esplosioni e viviamo le giornate con angoscia. Molti supermercati sono chiusi per colpa dei danni causati dai bombardamenti; per fortuna non lontano da casa mia ce n’è uno aperto. Davanti alle farmacie ci sono lunghe code di persone e non tutti i farmaci sono disponibili.” Racconta l’asprezza della quotidianità, con l’orgoglio di un popolo che lotta per scacciare l’invasore: “Ci diamo una mano per aiutarci tra vicini, organizziamo attività come volontari per assistere le persone che soffrono e hanno bisogno di essere assistite. Non è facile, ci sono tanti problemi, la tensione è sempre alta. Anche andare in giro per la città è pericoloso: mettono le mine ovunque. Prima delle 10 del mattino c’è il rischio di esplosioni: i militari controllano che nelle strade non ci siano le mine, poi noi abitanti ci possiamo muovere con più sicurezza.”

Giovanni e Nataliia attendono il momento in cui potranno rivedersi, e soprattutto sorridere insieme a una ritrovata serenità. Insieme a tutta l’Ucraina.

 

(25 marzo 2022)

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