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lunedì, Dicembre 6, 2021

Obbligo vaccinale e ritualismi da presepio #Giustappunto di Vittorio Lussana

di Vittorio Lussana, #giustappunto

Non appena l’Ema e l’Aifa confermeranno la fine dell’autorizzazione condizionata, già deliberata dalla Fda americana, si potrà introdurre per legge – o tramite un decreto da convertire in legge – l’obbligo vaccinale.

La Corte costituzionale ha infatti stabilito da tempo, con alcune sentenze (la n. 307 del 1990 e la n. 5 del 2018, ndr), che “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 della Costituzione quando: a) il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale; b) vi sia “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili”; c) nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio sia prevista comunque la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato” (legge n. 210 del 1992, ndr)

Pertanto, secondo la nostra Corte Suprema, i principi costituzionali subordinano la legittimità dell’obbligo vaccinale all’imprescindibilità di un “corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite”. Lo Stato può dunque imporre sacrifici, ricorrendone i presupposti e le condizioni, al godimento da parte del singolo del diritto di autodeterminarsi in ordine alle scelte che investono la propria salute, al fine di perseguire quegli interessi ‘superindividuali’ che, senza tale ‘compressione’, verrebbero messi in pericolo.

Infine, la facoltà dello Stato di imporre limitazioni trova fondamento nel principio solidaristico enunciato dall’articolo 2 della Costituzione (doveri di solidarietà politica, economica e sociale, ndr). Insomma, il diritto di autodeterminazione del singolo deve considerarsi recessivo rispetto all’interesse pubblico di tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto. E tale interesse pubblico deve costituire l’oggetto primario delle valutazioni e delle scelte del legislatore, nella prospettiva di un contenimento massimo del rischio.

Ebbene: cosa stiamo aspettando? Non si sa. Si continua a discutere sull’inviolabilità del corpo umano: un principio sacrosanto, sia chiaro, che tuttavia non c’entra un bel nulla di fronte a un’emergenza sanitaria di portata mondiale.

In buona sostanza, sollevare il presupposto della soggettività delle cure sanitarie significa negare, sostanzialmente, il fenomeno pandemico stesso, con la speranza che esso possa scomparire per decretazione divina. Gira e rigira, è sempre la religione a porsi di traverso, in base alla balzana convinzione teologica – o meta-empirica – che prevede l’apparizione di un angelo in grado di placare con un miracolo la circolazione del virus: eventualità invero assai difficile.

“Se fossi un angelo non starei mai nelle processioni o nelle scatole dei presepi: starei seduto fumando una Marlboro, al dolce fresco delle siepi”, scrisse un giorno Lucio Dalla. Un ‘angelo laico’ che, come al solito, risulterà inascoltato.

 

(18 novembre 2021)

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