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Le dimissioni, il vittimismo, l’apologia nazifascista e un’Italietta dove non si sa più cosa sia prendersi una responsabilità

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di Giovanna Di Rosa, #politica

Succede che in questo paese dove si inneggia impunemente a Mussolini e a Hitler, dove le regole sono da rispettare solo quando devono rispettarle gli altri, dove si denuncia con finte accuse un locale che ti chiede il Green pass e si finisce denunciati; dove l’ignoranza abissale di un’intera generazione – che ha fatto figli, e questo è il vero dramma – si mette di traverso ad ogni decisione sensata: succede anche che in questo paese si proceda, in qualche modo, alla riabilitazione di un Mussolini, intitolandogli un parco ad esempio, ed essendo sottosegretario all’economia, che è carica governativa in una repubblica antifascista per Costituzione più che per voglia di troppa della sua politica, si venga dimissionati essendo incoraggiati a presentare le dimissioni da sé, e si dia la colpa agli altri.

Succede che uno che ama la goliardia, ora deputato di Fratelli d’Italia per voti, noto non tanto per le sue scelte politiche dirompenti e innovative, ma per avere goliardicamente presenziato a una festa di addio al celibato vestito in abiti nazisti, venga invitato ad una Festa del PD e il segretario del partito debba mettersi di traverso e dire “No” guadagnando in stima nello stesso giorno per due volte: per quel “No” e per avere tenuto il pallino fermo sulle dimissioni di quel Durigon là.

Succede poi, e qui sta il mistero, che l’apologia di fascismo, l’apologia di nazismo, l’elevare la propria umanissima stupidità ad oggetto di culto e ad unico faro della propria esistenza, avvenga inconsapevolmente, per così dire, per una serie cioè di misteri così profondi ed insondabili, ergo inspiegabili, da non lasciare altra via al poveretto di turno che non sia una veloce arrampicata sugli specchi con inevitabile scivolone finale.

Succede, in buona sostanza, che una minoranza di italiani nemmeno troppo colti, nemmeno troppo preparati, nemmeno troppo consapevoli, senza nessun particolare talento né capacità, divorati dall’ambizione e dall’odio sociale riesca a mettersi di traverso – non necessariamente da una posizione di potere istituzionale – ad una stragrande maggioranza, divisa e quindi indebolita, che vorrebbe un’Italia altra, differente, onesta e produttiva, in nome di un rifiuto delle proprie responsabilità che è l’unica legge (im)morale che conoscono e sanno mettere in pratica.

Eccoli quindi in piazza e dentro i partiti, soprattutto a destra, ma non solo, quelli che sono No vax, che sono No Green pass, che sono Neonazi, che sono Neofasci, che sono contro questo, che sono contro quello, che sono politologi, scienziati, arbitri, atleti, giornalisti, artisti, critici, scrittori e filosofi senza essere nulla di tutto questo, ma sentendosi tali perché possono scrivere quattro righe su un’agorà pubblica dove qualcuno come loro commenterà “sei il mio faro” e metterà un like provocando orgasmici piaceri che ormai nemmeno vengono più cercati comodamente sdraiati insieme al proprio partner.

Tra tutte le occupazioni che millantano questi cialtroni ne manca una, la più importante, che è il prendersi totalmente la responsabilità di quello che scrivono o fanno. E qui casca il coglione che trova sempre e solo una via d’uscita: dare la colpa a qualcun altro. E se la colpa non c’è, se la inventa. I politici non sono da meno. Sempre la scusa pronta. Ma se chi la responsabilità se l’è scelta per mestiere e per mestiere non la pratica, il popolo che pretende di governare in che direzione deve guardare?

 

(27 agosto 2021)

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