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“L’occasione è vieppiù gradita per rivolgervi i sensi della mia disistima” #Giustappunto di Vittorio Lussana

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

L’obiezione classica di molti di coloro che, negli ultimi anni, hanno deciso di votare a destra e affidare i destini del Paese prima a Silvio Berlusconi e poi a Matteo Salvini, di solito è la seguente: “Siccome non si perseguono più obiettivi di sinistra e ci si limita a governare secondo politiche neo-liberiste, tanto meglio optare direttamente per la destra”. Un ragionamento completamente astratto, che rischia di mandare l’Italia ‘fuori strada’. Sin dai tempi del Governo Ciampi del 1993, gli esecutivi di centrosinistra hanno centrato molti più obiettivi di quelli di centrodestra. Anzi, se si vanno a misurare i pochi provvedimenti approvati dai vari Governi Berlusconi, quasi sempre si è trattato del recepimento di direttive ‘esterne’ della Ue – quella per il risparmio energetico del 2008 – sommate a qualche riforma scolastica totalmente distruttiva, come quelle firmate dalla signora Moratti o da Maria Stella Gelmini. Per il resto, gli esecutivi guidati da Forza Italia hanno cambiato poco o nulla. La verità, dunque, è tutt’altra: gli italiani sono, in larga parte, dei dissimulatori, che odiano i cambiamenti. Soprattutto, quando affermano espressamente di voler votare per “il cambiamento”.

In secondo luogo, le politiche perseguite negli ultimi decenni dal centrosinistra non sono affatto neo-liberiste, bensì riformiste. In sintesi, si è tentato di risvegliare, in qualche modo, alcuni settori. Come accaduto, per esempio, con le famose ‘lenzuolate’ di Pierluigi Bersani, che avevano lo scopo di aprire alcuni mercati interni a nuovi soggetti. Va sa sé, proprio il fatto che il centrosinistra abbia voluto effettivamente andare a intaccare i ‘cartelli’ di alcuni comparti economici, dagli assicurativi ai trasporti, è ciò che a molti ha dato fastidio. In qualche caso, sono stati obiettivamente commessi degli errori, soprattutto sul fronte delle liberalizzazioni. Ma la verità di fondo rimane quella di Giovanni Falcone, il quale, essendo riuscito a istituire il maxi-processo contro la mafia – pagando con la propria vita – ha reso impossibile continuare a esercitare la professione di magistrato come si era soliti interpretarla fino al giorno precedente alla sua morte presso lo svincolo autostradale di Capaci.

In poche parole, gli italiani sono un popolo di conservatori. Essi fingono di non comprendere che con un centrodestra a trazione ‘sovranista’, i loro problemi sono destinati ad aumentare a dismisura. E il loro ostinarsi a non accettare questo semplice elemento di buon senso, significa rifiutare ogni responsabilità individuale, persino nei confronti del futuro dei propri figli. Solamente quando l’intera famiglia Berlusconi si ‘becca’ il Covid, essi comprendono che la reazione ‘negazionista’ è l’ennesima menzogna, inventata unicamente per fare ‘casino’ e confondere i cittadini. Per non parlare delle montagne di ‘fake news’ costruite appositamente per ‘spostare’ i problemi e scaricarne la responsabilità su altri soggetti, razze e categorie.

Se si continua a voler unicamente delegare a qualcuno la conduzione dello Stato, perché tanto poi, se succede qualcosa, è colpa del leader che si è osannato fino al giorno prima, rappresenta una forma di deresponsabilizzazione che si paga anche sul fronte economico e su quello sociale. Si vuole la deriva a tutti i costi, in un modo o nell’altro, uscendo dall’Eurozona, oppure votando per gente come Matteo Salvini? Perché, allora, vi ostinate a mandare a scuola i vostri figli se poi, in famiglia, non fate altro che insegnare loro il qualunquismo? Perché non fare come i giapponesi, a questo punto? Insegniamo loro i princìpi dei samurai e della compattezza sociale, no? Perché inseguire il naufragio a tutti i costi? Non è dato sapere. A questo punto, sarebbe meglio che gli italiani ammettessero apertamente che a loro del Paese non gliene importa un bel niente: altro che filosofie orientali, nuove credenze religiose e spiritualità.

Tra le fila delle attuali forze politiche di destra, a parte alcune eccezioni, come per esempio una piccola area ‘laica’ di quel che rimane di Forza Italia, ci sono posizioni regressive decisamente pericolose. Convinzioni e ‘fissità’ completamente ‘inattuali’, che finiscono col connotare l’Italia come un Paese di malati di mente: volete proprio che il mondo vi consideri in questo modo? E chi ci viene, di grazia, a investire qui da noi?

In linea teorica, quando una classe politica conservatrice ha esaurito il proprio ciclo di governo, deve cambiare i suoi esponenti di ‘punta’ al fine di rinnovarsi, mentre la sinistra deve prepararsi a sostituirla, in attesa della rigenerazione della destra stessa. Tale dinamica vale anche al contrario: quando i progressisti hanno concluso il proprio ciclo, dev’essere pronta un’alternativa conservatrice, come accade in tutte le democrazie occidentali. Invece, la nostra attuale condizione complessiva è specularmente opposta a quella dei lunghi decenni a guida democristiana: quando avevamo il problema di un’opposizione dominata dal Partito comunista italiano, non c’era alcuna possibilità di costruire un’alternativa alla Dc. Oggi, al contrario, con una destra ancorata a vecchie suggestioni e guidata da autentici ‘cialtroni’, si è quasi obbligati a tenere in piedi dei governi progressisti persino quando le sinistre perdono le elezioni.

Insomma, le destre che abbiamo non vanno bene: gli italiani sono vivamente pregati di ‘ficcarselo’ bene in testa. Prima lo si comprende e meglio è: le destre ‘nostrane’ sono totalmente inaffidabili. Resta pur vero che anche i cicli di rinnovamento del campo progressista non sono ‘a punto’: questa è una verità indiscutibile. Basti pensare che lo sport in cui i nostri ‘sinistroidi’ amano cimentarsi rimane quello del ‘tirannicidio’. Oppure, ai livelli più bassi, va per la maggiore una disciplina particolare, che io amo definire scherzosamente: ‘incularella’. A sinistra, sono talmente impegnati a combattersi tra loro, che raramente si riesce a portare a termine una qualsiasi piattaforma programmatica di ‘medio periodo’. Tuttavia, le forze che attualmente compongono lo schieramento di centrodestra sono in condizioni ancora peggiori: la loro compattezza è solo apparente e serve unicamente a vincere le elezioni, non a governare il Paese. E’ tutta ‘fuffa’, vuota immagine: siamo lontanissimi dal modello dalla Cdu tedesca, o da quella di un Partito conservatore qualsiasi, dotato di un ceto politico preparato e competente. E’ una triste diagnosi, purtroppo. Ma le cose stanno esattamente così.

Pertanto, carissimi italiani, vedete un po’ voi, nei prossimi giorni, cosa volete fare e in quale ulteriore ‘pasticcio’ intendete andarvi a ‘ficcare’. Per quel che mi riguarda, l’occasione è vieppiù gradita per rivolgervi i sensi della mia disistima.

 

(10 settembre 2020)

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