In morte politica di Luigi Di Maio, seconda e forse definitiva parte

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Quando essere “francescani” è proprio uno stile di vita

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #maicondimaio

 

Dunque il capetto politico del M5S che il M5S non vuole più tra i piedi, è sottoposto a pubblico sbugiardamento dai suoi stessi senatori che lo invitano gentilmente a togliersi di mezzo. E’ il triste destino dell’incompetente così potente, per volere altrui, da arrivare persino alla carica di ministro degli Esteri senza nessuna esperienza, senza capacità e sin tener ni puta idea di quello che deve fare, deve dire, di cosa deve conoscere, della situazione internazionale e troppo concentrato sul suo ombelico per capire che nella vita prima o poi tocca anche studiare…

E’ il quotidiano Il Tempo che si occupa di informare su un passaggio fondamentale della vita del paese [sic] ma assai più importante per la vita di Di Maio, ovvero dei senatori grillini e del loro testo nel quale evidenziano “la necessità di ancorare il Movimento a un’area riformista” e di un “Movimento 5 Stelle” che “dovrà essere guidato da un organismo collegiale democraticamente eletto”. il quotidiano cita fonti grilliche da Palazzo Madama e parla di fiudcia confermata [sic] a Luigi Di Maio che deve passare dalle forche caudine delle dimissioni, preparare il suo discorso da grande statista (ci sarà da ridere) e dare il suo generoso assenso alla nuova fase democratica [sic] del M5S. I senatori si affrettano a sottolineare che ciò che si chiede è la “non sovrapposizione tra incarichi di governo e organizzativi” interni. Insomma stanno sposando le pippe dell’odiato PD ora prezioso alleato di governo.

Evidentemente Luigi Di Maio non paga solo la sua protervia e la sua antipatica gestione del potere, né la sua aria da professorino di provincia impreparato da un miglio lontano, ma inamovibile dalla poltroncina di velluto comprata al mercato di periferia che perfettamente si adatta alle sue terga. Paga anche stupidaggini come una linea politica che ha portato all’aborto chiamato reddito di cittadinanza che ha portato a quasi mezzo miliardo di euro di spesa senza creare un posto di lavoro che sia uno e che ha concesso il reddito di cittadinanza a coloro che non ne avevano bisogno, o che poi lavoravano in nero, o che erano più che in odore di disonestà… Insomma lui che si ergeva a garante personale del suo buon funzionamento, del reddito di cittadinanza, in realtà non è garante nemmeno del suo respiro. Che infatti è affidato al fatto che è vivo e non al suo volere.

Dunque la morte politica di Luigi Di Maio è sempre più vicina, e molto prima di quanto si aspetti il barbuto componente della diarchia – quello più giovane – lo chiamano Casaleggio, quello dello stile di vita francescano, diciamo, farà la stessa fine. Perché il M5S come l’hanno venduto non è mai esistito, era un’altra cosa. Ed è bene che i sappia cos’era. Poi ci sarà tempo per confermare ciò che diventerà. Sua sopravvivenza permettendo.

 

(11 gennaio 2020)

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