di Giancarlo Grassi #L’Opinione twitter@gaiaitaliacom #Ilva
La memoria di Babij Jar e l’ipocrisia del presente: perché la critica a Netanyahu non è antisemitismo
di Marco Maria Freddi Mescolare la memoria della Shoah con le contingenze geopolitiche del presente è un’operazione intellettualmente... →
Un guitto impreparato che non ricorda nemmeno le battute se si unisce ad una compagnia di dilettanti che hanno rimpiazzato altri dilettanti peggiori di loro, col solo obbiettivo di risultare migliori dei dilettanti precedenti, porta alla morte di un sistema Paese. Così, in poche parole, può essere riassunta la questione ILVA: undicimila dipendenti con famiglie a carico, un indotto importante, un impianto siderurgico tra i più moderni del mondo: tutto a puttane per l’incapacità di due governi uno dietro l’altro, con il secondo che sbugiarda gli accordi del primo e la proprietà che dice: goodbye, anzi, adieu. Anzi, tutt’e due. E il governicchio ridicolo ha pure il coraggio di alzare la voce.
Che pena.
Metti che a Meloni non dispiaccia poi tanto che le affossino l’orribile legge elettorale Melonellum
Secondo le solite gole profonde parlamentari che spettegolano sempre su tutto, ma che nessuno mai sa chi siano,... →
(4 novembre 2019)
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