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Matteo Salvini cita Maria Antonietta (sbagliando). La certezza è che non può proprio fare a meno di parlare di cibo

di Giovanna Di Rosa #maiconsalvini twitter@gaiaitaliacom #unbeltacer

 

Matteo Salvini ha sfidato la sua scarsa preparazionein omaggio ai suoi fedeli – ed ha tirato in ballo Maria Antonietta in uno sconclusionato discorso a Caorso. Ne parla Globalist, prendendosi la soddisfazione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Il supremo urlatore, riferendosi al governo che si presenta oggi in parlamento per la fiducia, ha detto:

È la fine dell’impero, ce lo insegna la storia: ricordate quando Maria Antonietta al popolo che chiedeva pane regalava brioche, questi invece che brioche regalano poltrone, ma non dura molto più”.

Salvini, di fronte agli astanti a bocca aperta – per molte ragioni differenti, naturalmente – non ha spiegato che la Rivoluzione Francese con la fine di un impero non c’entra una beata mazza; è noto agli storiogrfafi, ma anche ai miei nipoti pre-adolescenti, che Maria Antonietta quella frase non la pronunciò mai, i francesi la odiavano perché era straniera (guarda un po’ su cosa tace Salvini); in chiusura l’ex ministro dell’Interno ha dimostrato una volta di più la sua incapacità di staccarsi dai piaceri della tavola come è noto a coloro che, per amore o per forza, hanno dovuto sorbirsi le sue orripilanti fotografie mentre addenta questa o quella pietanza in questo o quel viaggio istituzionale, uno dei tanti che ha fatto, senza che il popolo – a proposito di governo del popolo che disprezza il popolo – sappia chi quei viaggi li ha pagati: se i soldi pubblici delle sue tasse o i soldi della Lega (cioè i soldi pubblici della tasse).

Salvini, che la testa l’ha persa, non è nemmeno riuscito a capire che se la questione fosse stata “regalare brioche al popolo” affamato, probabilmente Maria Antonietta la testa non l’avrebbe persa, al contrario di Salvini che pretende di usare la metafora dei regali al popolo tirandosi la zappa sui piedi  – (le manovre economiche a debito, cosa sono se non brioche regalate al popolo, che poi pagherà il conto dopo)?

La straordinaria perfomance culturale dell’ex ministro viene un mese dopo il suo suicidio politico e l’orrenda sequela di tweet razzisti, misogini, omofobi, volgari, stereotipi in linea perfetta col suo ex-sodale di coalizione che parlava di Pinochet come di un dittatore del Venezuela.

 

(09 settembre 2019)

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