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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: La crisi del maschio italiano

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Commenti

 

Del gravissimo incidente automobilistico di Primavalle, avvenuto esattamente alle 4.15 di venerdì 19 luglio scorso, avrei voluto non parlare. Tuttavia, rispetto a quanto riportato da ‘Roma Today’ e dagli altri siti della capitale, possediamo qualche notizia in più. Innanzitutto, la prima anomalia: la Porsche con a bordo i due ragazzi coinvolti nel sinistro, ha quasi distrutto due vetture regolarmente parcheggiate, ma il rumore percepito dagli abitanti di via dei Monti di Primavalle è stato soprattutto quello di un violento accartocciamento di lamiere. In pratica, tutte le testimonianze raccolte parlano della parte finale dell’incidente, cioè quella del ribaltamento, che non sembra affatto il classico ‘testa-coda’ che ha ribaltato l’autoveicolo reclinatosi su di un fianco. Al contrario, l’impressione generale sembra esser quella di una vera e propria ‘impennata’ della ‘coda’ della vettura, come se l’automobile se si fosse letteralmente ‘impuntata’ contro le vetture danneggiate, in una sorta di strana capriola. In secondo luogo, non è del tutto vero che il ragazzo che si trovava alla guida della Porsche sia fuggito immediatamente dal luogo dell’incidente: dopo esser stato aiutato a uscire dall’abitacolo, egli ha pregato i presenti di chiamare con urgenza l’ambulanza, al fine di soccorrere la sua ragazza, la quale versava in condizioni gravissime incastrata, oltretutto, tra le lamiere contorte. Ovviamente, tra i primi soccorritori c’erano anche i proprietari delle due macchine danneggiate, i quali lo hanno informato che non solo avevano già chiamato l’ambulanza, ma anche i Carabinieri. Esattamente in questo momento è cominciata la sceneggiata da parte dello sventurato, il quale ha cominciato a urlare: “Aiutatemi, vi prego”. In pratica, il ragazzo non voleva che né i Carabinieri, né la Polizia municipale giungessero sul posto, probabilmente per alcune sue pendenze penali del passato, oppure per qualche sua losca attività, oppure ancora perché sapeva di essere in stato di ebbrezza alcoolica e voleva evitare prove del palloncino e verifiche di questo tipo. Giustamente, nessuno lo ha voluto ascoltare: qualcuno ha cercato di calmarlo, offrendogli una sedia al fine di attendere l’arrivo dell’ambulanza, risultando anch’egli ferito e sanguinante. Niente da fare: il ragazzo non si calmava e continuava a chiedere aiuto ai soccorritori giunti sulla scena del disastro. Oltre a ciò, non trovando il proprio accendino da nessuna parte, ha chiesto a più persone di accendergli una sigaretta. Nessuno era sceso in strada portandosi dietro fiammiferi o altre fonti di fuoco. Allora il ragazzo ha cominciato a rovistare nevroticamente tra le tasche dei suoi pantaloncini, riuscendo finalmente a individuare il proprio. E dopo essersi acceso la sua sigaretta, egli ha cominciato ad allontanarsi, camminando a piedi in direzione di via Mattia Battistini. Questi sono i fatti che completano quel che ancora mancava di questa vicenda. In sostanza, il ragazzo è fuggito dal luogo dell’incidente per paura di dover giustificare ai Carabinieri le condizioni in cui si trovava, assai poco lucide non soltanto per l’evidente stato di choc dopo l’incidente da film americano. Oltre all’omissione di soccorso, che segnala un dato comune a molti – cioè la mancanza di ogni principio di responsabilità e la cattiva abitudine di rifuggire da essa, anche quando si ha ‘torto marcio’ – bisogna sottolineare che il ragazzo stava andando a una velocità piuttosto sostenuta, soprattutto per una strada a due sole corsie di marcia. In molti, soprattutto nelle ore notturne, sono soliti affrontare la discesa di via dei Monti di Primavalle con una certa superficialità. Ma questa strada è piuttosto strana: essa possiede curve lunghe e insidiose, in cui il volante dev’essere corretto più volte. Oltre a ciò, nella parte in cui si è convinti che la discesa sia terminata, in realtà essa si trasforma in ‘falsopiano’, che tradisce il pilota di un’autovettura in entrambi i sensi di marcia. In ogni caso, il dato della ‘sbruffoneria’ è quello che più sconvolge: la popolazione di Primavalle è indubbiamente di estrazione popolare, ma le generazioni che oggi appartengono alla sua fascia più anziana hanno mantenuto lo stesso, identico, comportamento di quando erano giovani: quello di persone semplici e lavoratori onesti, che hanno fatto enormi sacrifici per riuscire ad acquistare l’abitazione di cui oggi sono proprietari. Gente genuina e sincera, proveniente da un sottoproletariato umile, ma soave, nella sua antica saggezza. Sono, invece, le generazioni più giovani quelle che, purtroppo, sembrano aver compiuto un salto di qualità in negativo, trasformandosi nella classica piccola borghesia di borgata. Attenzione, però: Primavalle non è una borgata esterna alla cerchia urbana, come Casalotti, Val Melaina, Borgata Ottavia o Acilia, bensì un rione popolare voluto da Mussolini nei primi anni ’20 del secolo scorso, finalizzato a mettere un tetto sulla testa a una popolazione che trascorreva le proprie lunghissime giornate di lavoro al servizio delle classi più agiate dei quartieri limitrofi. In pratica, Primavalle risulta confinante con quartieri come Boccea, Pineta Sacchetti, Balduina e Belsito che sono di livello medio-alto poiché popolati da artisti, giornalisti o alti funzionari dello Stato. Nella vecchia idea urbanistica fascista, Primavalle doveva dunque raccogliere quella popolazione che lavorava al servizio dei ‘signori’: ecco perché è situato esattamente lì dove si trova. Inoltre, non può più essere considerato una periferia, poiché esso è stato raggiunto, sin dai primi anni ’90 del secolo scorso, dalla linea A della metropolitana, diventando un quartiere assai comodo per chi lavora in centro: dopo sole 4 fermate ci si ritrova in Prati, il quartiere degli uffici, dei Tribunali e degli studi professionali. E dopo altre 2 sole fermate, si è già in pieno centro storico. Quello sviluppo minimo che anche Primavalle è riuscito a ottenere, in particolare negli anni ’80 del secolo scorso, lo ha pertanto ‘snaturato’, trasformando i suoi abitanti in una piccola borghesia di proprietari di appartamenti che, tra le generazioni più anziane, mantiene con salda coerenza alcuni princìpi di laboriosità e di prudenza, mentre quelle più giovani dimostrano di avere le idee molto confuse. In particolare, quando saltano in macchina, molti giovani di questa ex-periferia vivono l’esperienza di guida come una sfida con gli altri automobilisti. E quando, alla sera, le strade si svuotano, l’andatura del traffico diviene eccessivamente ‘sportiva’, nella convinzione di aver già appreso tutto e di potersi permettere anche degli eccessi di sicurezza. E’ assai difficile incontrare un abitante di Primavalle che non sappia guidare la propria automobile, o che abbia delle indecisioni nel proprio stile di guida. Ma proprio questa sicurezza diviene una caratteristica ostentata, come se quest’ultima non dovesse prevedere alcun limite. Infine, l’omissione di soccorso nei confronti di una ragazza che ha deciso di mettersi nelle mani di un amico per farsi riportare a casa, configura quell’esigenza di ridiscussione dell’identità maschile, che sta diventando un enorme problema in questo Paese. Non si può continuare ostinatamente con questo ‘gallismo virile’ di derivazione fascista. Un ‘machismo’ decadente, che la cultura cattolica non ha mai voluto combattere nel tentativo di mantenere le donne all’interno dei consueti recinti delle giovani ubbidienti, delle mogli affidabili e delle madri devote. In questi ultimi decenni, le donne hanno guadagnato terreno in tutti i settori della società. Sono dunque i nostri uomini, che oltre a non fare alcun passo in avanti sulla via della maturazione adulta, non solo non riescono a raggiungerla, ma addirittura perdono per strada anche quei valori più antichi di cavalleria e di protezione, che invece meriterebbero di essere mantenuti.
Di ritrovarsi innanzi a un’amica in condizioni disperate, al maschio latino di oggi non gliene ‘frega’ più di tanto: ci si accende una sigaretta e ci si avvia a piedi verso il proprio destino, senza provare alcun tipo di responsabilità per quanto accaduto.
Siamo ormai giunti all’ultimo stadio della personalità maschile: il vuoto assoluto.
Il maschio italiano non solo non è più se stesso, ma non sa neanche esattamente chi vorrebbe essere e cosa prova o pensa di preciso. Non sa dare parole ai propri sentimenti, che restano confinati in un emisfero psicologico misterioso e anche un po’ astratto. Non si tratta di razionalismo, si badi bene, ma di vero e proprio egoismo, di superficialità, di sterilità morale. Il maschio italiano ha perduto i suoi punti di riferimento identitari. E, paradossalmente, se li sta andando a cercare nei Partiti ideologicamente di destra, con la speranza di trovarne qualcuno da interpretare in maniera attoriale o come mero atteggiamento.
Ecco perché si sentono tanto ‘fighetti’.
Ed ecco quali disavventure finiscono con l’incontrare, prima o poi. Continuare a credersi più forti, più scaltri o più furbi degli altri, in realtà denota una profonda insicurezza. Si cercano certezze e ci si ritrova nelle incertezze: è così difficile da comprendere questo paradosso? Noi crediamo di no. Anche perché c’è un altro disvalore che si è fatto avanti negli ultimi tempi: quello di rigettare completamente tutti quei consigli che non piacciono, quelle semplici e umane verità che potrebbero riportarci sul binario dell’equilibrio e dell’autenticità genuina, priva di forzature. Uomini convinti di essere tutti d’un pezzo. E che, tutti d’un pezzo, non lo sono mai.

 

 

(19 luglio 2019)

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