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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Cara mamma Rai, mi trasferisco su Focus

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Rai

 

La vicenda dell’esclusione di Daniele Luttazzi dalla Rai ci conduce a un addio definitivo verso un qualsiasi prodotto televisivo proveniente da viale Mazzini e anche da Saxa Rubra. In questi giorni, la ‘mamma’ che un tempo ci allattava dall’antennone di via di Casal Ciocci (proprio sotto casa mia…) ha infatti presentato i suoi palinsesti. I quali, a parte Fiorello, rappresenteranno unicamente la solita ‘melassa’ con molto intrattenimento e pochissima cultura. Ma a prescindere dalla nostra simpatia personale per Daniele, è proprio l’ipocrisia in sé quella che ci ha decisamente deluso. Innanzitutto, si è posta come scusante dell’esclusione il costo – o il cachet, come si dice in questi casi – di questo geniale artista, quando lo stesso Luttazzi aveva già dichiarato, da più parti, di non aver ricevuto alcuna proposta contrattuale. In pratica, di soldi non si era ancora parlato. Eppure, Carlo Freccero, l’uomo che a viale Mazzini sta ormai camminando come un funambolo sul filo del difficile rapporto tra Lega e M5S, è stato capace di affermare una cosa del genere. Ovvio che abbia cercato di evitare discussioni inutili e polemiche ‘pallose’. Ma questo suo mettere davanti a tutto il costo di un autore non è da lui. Ha sparato una ‘cazzata’. Lo si sappia ufficialmente, adesso: anche Freccero ha definitivamente guadagnato la sponda dei ‘pentastellati’ e dei loro metodi per ‘sgattaiolare’ dalle questioni più ‘spinose’. In secondo luogo, Luttazzi aveva già inviato un episodio ‘pilota’ della trasmissione che voleva realizzare, al fine di consentire una visione ‘a monte’ del suo format alla struttura che doveva mandarlo in onda, quella di Rai 2. Ebbene, sempre lo stesso Freccero, per ben due volte, si era espresso in termini positivi, parlando di “soluzioni percorribili”, che nell’antico gergo cattolico dei ‘demopirla’ della prima Repubblica significava: “Col cavolo che mandiamo in onda ‘sta roba”. I tempi passano, le tempie imbiancano, i Partiti non sono più quelli di una volta, ma alla fine, la ‘solfa’ in Rai è sempre la stessa. Siccome Luttazzi, spesso e volentieri, prende per i fondelli la Chiesa cattolica e le religioni in generale – che è il vero motivo per cui noialtri lo amiamo immensamente – resta a casa a giocare al solitario sul pc. Si tratta del nostro comico più coraggioso e irriverente. Uno che fa satira perché vuol fare satira e non certo per fondare un Partito e fare tutto il contrario di quello che, per anni, ha urlato nelle piazze o in campagna elettorale, mandando tutti quanti letteralmente “affanculo”. Luttazzi è realmente irriverente, sopra le righe, elegantemente trash: insomma, uno capace di porre in evidenza l’erotismo del sesso anale depurato dalla pornografia sessuofobica di preti, religiosi, esoterici e ‘oroscopari gay’. “Contrordine compagni”, scrisse una volta Giovannino Guareschi, in calce a una sua vignetta de ‘Il borghese’: si torna tutti quanti alle ‘pisciatine’ snob, irrorate dall’alto di un’autoreferenzialità e di un’ipocrisia che rimane la vera malattia di fondo di questo Paese, arretrato, sclerotico e anche un po’ volgare, diciamocelo francamente. Perché è volgare nascondere sotto al tappeto di un familismo perbenista e ‘finto-borghese’ tutto ciò che è pruriginoso e che, proprio per questo, emerge in forme indirette e socialmente più pericolose. Ed è altresì volgare continuare a trattare gli italiani come fossero dei ‘bambini’ ai quali non si possono raccontare le barzellette ‘sporche’, andando a creare nuove generazioni di maschi sessualmente repressi e ‘segaioli’ i quali, senza poter fare esperienze e mantenuti nell’incubo dello squallore oniriconanista – quello dei filmetti ‘porno’ su Youporn e quant’altro – difficilmente avranno modo di raggiungere, in età adulta, un reale equilibrio di maturità identitaria. Quell’equilibrio che impedisce di comportarsi da ‘arrapati’ non appena s’incontra una donna e che, nel corteggiamento, potrebbe rendere noi maschietti più ironici ed eleganti, in sintonia con l’universo femminile. O almeno con quella parte che non si lascia assorbire dai paludosi recinti composti da Dio, Patria e famiglia, in cui la donna italiana viene costretta ad amare tutti quanti anche se è troppo faticoso. Perché una donna non può fare sesso per piacere suo, ma per piacere a Dio in quanto atavica prostituta; oppure, per impedire l’innalzamento dell’età media degli italiani e procreare figli come fosse un’incubatrice umana; oppure ancora, per ricoprire il ruolo di allevatrice di polli, conigli, galline e ragazze ‘Coccodè’. Dio, Patria e famiglia, per l’appunto. Caro Freccero, giuro che non solo non vi guardo più e non vi chiamo neanche più, anche se ho tanti amici e colleghi ai quali voglio bene: trasloco su Focus e mi guardo i miei ‘marzianetti’, i quali ogni sera mi illudono che, un bel giorno, possa farsi viva una nuova specie, totalmente diversa da quella umana.
Soprattutto, da quella che si aggira, da interi decenni, per i corridoi di viale Mazzini.

 

 

(12 luglio 2019)

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