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HomeCopertinaLa coscienza afona e l'incultura del "secondo me"

La coscienza afona e l’incultura del “secondo me”

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di Daniele Santi #Secondome twitter@gaiaitaliacom #Opinioni

 

Questa mattina seguivo un trasmissione radiofonica all’interno della quale si affrontavano una serie di questioni economiche e sociali basandosi su una serie di numeri, su percentuali, su ricerce, e su risultati forniti con dati precisi, realizzati da prestigiosi istituti nazionali ed internazionali, che hanno nella loro mission aziendale quella di costruire ed analizzare dati, percentuali, numeri in collaborazione con le più prestigiose università del mondo.

La trasmissione, molto interessante, lasciava poi lo spazio ai commenti degli ascoltatori – triste destino al quale sembra che nessuna stazione radiofonica voglia sottrarsi – ed il primo a cui veniva data voce era un maschio dallo spiccato accento emiliano che distruggeva ognuno dei dati appena forniti dal conduttore e dal rappresentante dell’istituto che i dati aveva elaborato, non sulla base di nuovi dati, di diversi istituti, forniti secondo altri campioni o altri calcoli. No. L’uomo, tipico esempio di italiano medio che non sa un cazzo e sa male anche quello, contestava i dati sulla base del “secondo me” argomentando poi le ragioni per cui “secondo me non può essere così”, sulla base di pure opinioni personali, tradendo una totale ed assoluta ignoranza rispetto ai dati che contestava, sorretto dalla maschia sicumera dell’ignorante e incolto che si sente forte perché ha il suo “secondo me”.

Eccoci così arrivati alla cultura del “secondo me”.

 


 

(1 luglio 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 




 

 

 

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