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L’Arte vista da Emilio Campanella: “Le Pietre di Venezia” di John Ruskin

di Emilio Campanella #Arte twitter@gaiaitaliacom #Rifkin

 

 

A Venezia, negli Appartamenti del Doge di Palazzo Ducale, un po’ in anticipo sul bicentenario della nascita, avvenuta a Londra l’8 febbraio 1819, la mostra: John Ruskin, Le Pietre di Venezia, curata da Anna Ottani Cavina ed aperta al pubblico fino al 10 giugno. La nuova, notevole iniziativa dei Musei Civici Veneziani, prima in Italia di un certo rilievo dedicata ad una personalità quale John Ruskin, si inizia molto prima, appena entrati nel Palazzo nel Museo dell’Opera.

A pianterreno Pier Luigi Pizzi (che ha allestito anche l’esposizione) ha reinventato, ricreato, valorizzato da par suo, il percorso storico, stilistico, architettonico dell’edificio, usando abilmente specchi scuri che rimandano fughe di colonne e moltiplicano marmi antichi, con nicchie che riprendono disegni dell’artista, vetrine con altrettanti disegni legati all’edifico ed alla sua struttura, sempre di John Ruskin. Un’ideale introduzione prima di inoltrarsi nel mondo estetico, culturale e morale del genio poliedrico di cui ci stiamo occupando.

Precocemente interessato all’arte, anche grazie ad un’educazione che incoraggiò questa sua forte inclinazione, già da giovanissimo prese posizioni nette in difesa di J. M. W. Turner ( in mostra cinque opere sue, tre dalla Tate Gallery di Londra, una dalla National Gallery di Washington, una da Lugano, Museo d’Arte della Svizzera Italiana ), incompreso e quasi messo alla berlina, oltre che ostracizzato dall’establishment artistico del tempo. Pittore da lui ammirato, di cui fu allievo e più tardi grande collezionista. Ne intuì le innovazioni pittoriche legate alla luce e che sarebbero state al centro della ricerca estetica europea, decenni dopo. Più maturo difese a spada tratta i Preraffaelliti con cui si sentiva in forte sintonia, dato il suo grande amore per l’arte e l’architettura gotica, e non ultimo per un certo spiritualismo di fondo del movimento, non lontanissimo dalla sua sensibilità. Ebbe feroci scontri, invece, con Whistler. Fu maitre à penser, ma anche uomo sofferente, e molto sofferente, in tarda età ; per questo maggiormente coraggioso e tenace nel proseguire la propria opera. Tanto Modern Painters, quanto Le Pietre di Venezia occuparono molta parte della sua vita di studio, senza contare la messe di altre pubblicazioni. Lacerato e coerentissimo nel suo lavoro di ricerca e scoperta estetica instancabile.

L’esposizione è molto agile e poco appesantita da apparati informativi, peraltro sintetici ed esaurienti. Si lascia parlare il percorso estetico-artistico, e di studi, di scoperte partendo dai paesaggi montani. Fu viaggiatore instancabile, e non solo a Venezia dove soggiornò, anche per lunghi periodi, in ben undici occasioni. Visitò varie città d’italia, e sempre alla ricerca di luoghi significativi che scopriva per la sua storia dell’Architettura, specialmente dei periodi che maggiormente amava. Come ogni intellettuale colto e curioso della sua epoca ebbe interessi naturalistici e seppe cogliere nella natura le reinvenzioni degli antichi maestri medioevali.

Con molta intelligenza in mostra sono affiancati gli acquerelli (di cui era maestro), di una conchiglia a spirale e di una girale marmorea di foglie. L’esposizione ha una perfetta illuminazione adattissima alla delicatezza delle opere su carta, ma siccome i cartellini relativi son bassi sulle pareti, e neri, la loro lettura risulta, purtroppo, veramente faticosissima.

Delle dieci sezioni della mostra, cinque sono dedicate a Venezia, luogo amatissimo da Ruskin che lasciò nella sua opera più nota, Livre de Chevet di Marcel Proust, Le Pietre di Venezia, non a caso titolo della mostra e motivo della sua presenza in questo luogo, la sua dichiarazione di un amore immenso per una città molto minacciata anche da restauri insensati dell’epoca. Ne fermò sulla carta dei suoi innumerevoli taccuini, e repertori tematici di disegni la decadenza, così come in immagini fotografiche (in collaborazione con John Hobbs) che testimoniano come fosse la città allora. Quella stessa descritta da Henry James nel suo The Aspern Papers.

Una mostra assolutamente imperdibile per chi ami Venezia, non a caso ospitata in quell’ edificio cui Ruskin dedicò moltissimo e che disegnò instancabilmente in un atto d’amore che coinvolse tutta Venezia da lui sentita, non a torto, così minacciata. Catalogo Marsilio.

 




 

(13 marzo 2018)

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