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L’Arte vista da Emilio Campanella: Acquisti per le Gallerie dell’Accademia

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di Emilio Campanella #Arte twitter@gaiaitaliacom #Cultura

 

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Una bella conferenza quella di venerdì 26 gennaio, nella sala XXIII delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in occasione del bicentenario della prima apertura al pubblico delle Gallerie stesse, oltreché in collegamento con l’importante mostra storico celebrativa, di cui scrissi nel settembre scorso (Canova, Hayez, Cicognara, L’ultima gloria di Venezia ) e ch’è stata prorogata all’8 luglio prossimo, come è stato annunciato dalla direttrice, Paola Marini nella stessa occasione della presentazione di cui sto per esporre la quasi eccezionalità.

Grandi nomi: Giorgio Vasari, Bernardo Strozzi, Pietro Bellotti, Francesco Hayez. La Speranza, olio su tavola di Giorgio Vasari, 1542, già a Palazzo Corner Spinelli, Venezia, e parte di uno smembrato e disperso soffitto ligneo creato dall’artista convocato a Venezia dall’amico Pietro Aretino per realizzare le scene della sua commedia: La Talanta in occasione del Carnevale dello stesso anno, per un gruppo di patrizi appassionati di teatro: I Sempiterni. L’architetto Michele Sanmicheli si adoperò in modo che Giovanni Corner commissionasse l’importante lavoro all’artista toscano per una sala del suo palazzo (già Lando) sul Canal Grande. Dopo lo smembramento e la dispersione, la ricerca fra collezioni pubbliche e private che hanno portato grazie a Venice in Peril Fund e Venitian Heritage, all’acquisizione di altre parti del soffitto (La Carità, e Putto con tabella, nel 2002, La Fede nel 2013). Il progetto è quello della ricomposizione del complesso nella sala XIIA delle Gallerie. L’acquisto del dipinto è stato reso possibile grazie a MiBACT, Direzione Generale Musei, Venice in Peril Fund, Fondazione Venetian Heritage Onlus che finanzia, inoltre, il restauro e la revisione conservativa dei supporti delle tavole del soffitto.

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Il dipinto di Bernardo Strozzi, già nella Chiesa dell’Ospedale degli Incurabili di Venezia è un frammento (cm 183 x 126,5 ) da una grande tela del 1636: La Parabola del banchetto di nozze. Quando la chiesa venne sconsacrata e spogliata nel 1825, gli apparati decorativi vennero ricoverati a Palazzo Ducale e nel deposito di S.Giuliano, prima di essere messi all’asta. L’opera di Strozzi, già molto danneggiata, venne acquistata dal fotografo Giovanni Secretant che ne ritagliò le parti in migliore stato. Si conosce la figura di un paggio, di collezione privata e si può avere un’idea di quello che era l’insieme, grazie a due bozzetti preparatori (agli Uffizi ed all’Accademia Ligustica di Genova). Tralasciando queste vicende avventurose, la figura del re che vediamo è di grande e forte presenza. Il dipinto è stato acquistato dallo Stato Italiano nel 2017 attraverso acquisto coattivo in occasione della sua presentazione presso l’Ufficio Esportazione di Bologna. Autoritratto come allegoria dello stupore, 1658 c.a di Pietro Bellotti, già mercato antiquario. L’opera è entrata in possesso dello Stato Italiano attraverso acquisto coattivo su proposta dell’Ufficio Esportazione di Pisa. Un interessantissimo autoritratto dalla incerta interpretazione fra l’esoterico allo scherzoso che ha un suo ideale pendant nell’ autoritratto in veste di Riso degli Uffizi di Firenze.

Se le ispirazioni vicine possono essere a Girolamo Forabosco ( 1605 – 1679 ) è l’aura giorgionesca che colpisce in un recupero della tradizione veneziana del secolo precedente. A conclusione, diciassette disegni di Francesco Hayez, strettamente legati alla Distruzione del Tempio di Gerusalemme, (tela del museo e donata dall’artista all’Accademia di Venezia desiderando che una delle sue ultime opere fosse esposta dove erano presenti le sue prime prove) di cui sono studi preparatori: studi di soldati e gruppo in lotta, più un altro con studi preparatori per un soggetto storico non ancora identificato.

I fogli sono stati acquistati con i fondi di bilancio del museo.





(2 febbraio 2018)

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