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Perché continuo a dire “Vizça Catalunya”? Perché mille pestati dalla Guardia Civili lo meritano

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di Il Capo, twitter@gaiaitaliacom

 

 

Non mi aspettavo, purtroppo, nulla di diverso da ciò che è successo. Come scrivevo qui conosco bene la Spagna, avendoci vissuto per una buona parte della mia vita, e ne conosco le dinamiche. Conosco la feroce, spesso pregiudiziale, opposizione alle istanze catalane che i governi recenti socialisti o popolari hanno manifestato verso la Catalogna trasmettendo questo sentimento anti-catalunya a troppi cittadini spagnoli. Conosco anche l’opposizione ferma di molti catalani all’indipendenza, all’autodeterminazione. Soprattutto per i modi con la quale questa viene affrontata dalla dirigenza della Generalitat e dal presidente Puidgemont. E’ certo che avrei potuto giocare una mano, senza perderla, scommettendo ciò che Mariano Rajoy, un uomo brutale e intollerante mal-travestito da pecora, avrebbe fatto. Inviare la Guardia Civil a Barcellona, simbolo dell’antifranchismo e delle libertà individuali della Spagna, a colpire proprio i cittadini della capitale catalana. Cosa avvenuta con la brutalità che abbiamo visto. E che, concordo con l’articolo di Giancarlo Grassi pubblicato qui, rappresenta la fine politica di Mariano Rajoy e del PSOE che lo appoggia, comunque vadano le cose.

Visto il rifiuto dei Mossos d’Esquadra di scendere per le strade a massacrare di botte la loro gente, il governo del PP non c’ha pensato due volte ad inviare la militarizzata Guardia Civil che ha sparato pallottole di gomma sui cittadini inermi, li ha manganellati, presi a calci, strattonati per i capelli: tutto questo per Mariano Rajoy è stato irrilevante. Il suo commento “Non c’è stato nessun referendum” ha una sola risposta: “Allora ci dica, Don Mariano, perché sono stati feriti quasi mille cittadini?”. Perché se i feriti sono vittime della furia della Guardia Civil agli ordini del governo post-franchista del PP che volevano impedire il referendum, significa che la consultazione c’è stata. Se non è considerata valida politicamente non c’era ragione di massacrare 1000 cittadini che esercitavano il libero diritto al voto. L’Estatut, maltratto sia da Madrid che da Barcellona, non dice che non si può votare. Dice altre cose che nessuno ha rispettato. Né la Generalitat che ha voluto mostrare i muscoli né il governo di Rajoy, che i muscoli li ha usati. Essendo, i muscoli, l’unica cosa che ha.



Coloro che hanno scritto che nel 1978 l’80% dei Catalani ha detto sì agli accordi con Madrid ha ragione. Ma dimentica, o non conosce, alcuni particolari. Il primo, non irrilevante, è che dal 1978 ad oggi sono passati quarant’anni. Il secondo è che le cose cambiano. Poi che nel 1978 la Spagna usciva dal franchismo ed era prioritario uscirne. Che i problemi veri, seri, sono iniziati dopo il 2000 – nel 2003, per essere precisi – quando Zapatero in campagna elettorale ed in piena corsa per la Moncloa disse che avrebbe riconosciuto qualsiasi decisione la Catalogna avesse preso rispetto al suo statuto, promessa che si guardò bene dal mantenere. Da quel 2003 troppe decisioni successive non andarono affatto nella direzione del pieno riconoscimento di Zapatero alla Catalogna, anzi, andarono nella direzione contraria. Poi venne il 2010. La Catalogna approvò il nuovo statuto autonomista che la autodefiniva “nazione”, ma il Tribunale Supremo cancellò 14 articoli, ne reinterpretò altri 27 e tolse ogni valore giuridico alla parola “nazione” in quella che fu una sciabolata a mani tese che dicevano: “Trattiamo”.

L’Estatut non esisteva più così come i Catalani lo aveva votato. Era diventato lo Statuto voluto da Madrid.

Nel 2010 José Luis Rodríguez Zapatero era alla fine del suo percorso come Primo Ministro e segretario del PSOE, ed il suo partito stava andando incontro a quella involuzione che lo ha portato ad essere, ai giorni nostri, la gamba zoppa del governo di Mariano Rajoy, governo di minoranza che potrebbe cadere al primo colpo di vento.

E’ la risposta a quelle promesse mancate ad avere portato a ciò che è successo il 1° ottobre scorso. E’ la mancata risposta a quelle promesse unite al furore statalista di un uomo di potere, Rajoy, che non ha nessun senso dello Stato, ma un forte senso del PP al potere in Spagna. Potere che vuole ristabilire alcuni parametri di quello che è stato il dominio della borghesia cattolica nera sul regno che fu, molti anni fa, quello del siglo de oro e che da lì non si è più mosso.

Mariano Rajoy ha profondamente in odio la democrazia che non sia quella che decide il suo Partido Popular.

Mille persone pestate dai poliziotti al servizio del Governo centrale per dare una lezione agli indipendentisti sono per me, al di là della mia opinione politica e del fatto che prima o poi tornerò in quel paese che tanto amo, uno cosa intollerabile, inaccettabile ed indecente. Anche solo per questo motivo mi schiererei a fianco degli indipendentisti e griderei con loro “Vizça Catalunya”. Se poi a ciò che scrivo aggiungiamo che il processo di indipendenza proclamata unilateralmente va avanti comunque, possiamo comprendere come alla brutalità di Mariano Rajoy non resti altra strada che mandare i carri armati per le strade della Catalogna.

Nemmeno ci stupirebbe, visto la nostalgia del franchismo che il suo partito manifesta in più occasioni ed il negazionismo degli orrori della Guerra Civil praticato con sprezzo della storia e della dignità umana da troppi esponenti del PP.

Nel frattempo godiamoci un ulteriore spettacolo: proprio mentre Puidgemont chiede la mediazione internazionale per chiudere i conti con Madrid, l’Unione Europea sinistramente tace, nonostante gli assalti franchisti ordinati da Rajoy.

Coloro, gentilissimi, che ci terranno a dirmi di non essere d’accordo con me, pensino che ad una donna sono state rotte le dita per impedirle di votare. Per i giornalisti proni a Rajoy sono bugie, per La Vanguardia, no.




(2 ottobre 2017)

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