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“Ti facciamo abortire negra di m…”, l’assessora regionale Emma Petitti incontra la vittima come se servisse

di G.G., twitter@gaiaitaliacom

 

 

La vicenda è nota: una donna senegalese viene intercettata – è il termine giusto – sull’autobus da una coppia di sbandati, 19 anni lei e 22 lui, che le sottraggono il telefono. Lei se ne accorge e alle sue richieste di restituirglielo viene spintonata, pestata, buttata al suolo, presa a calci, dentro e fuori dall’autobus al grido di “Ti facciamo abortire negra di m…”, insulti e minacce ripetuti anche di fronte alle forze di Polizia.

Il comunicato stampa sulla visita dell’augusta Petitti alla vittima alla quale bisogna almeno dimostrare solidarietà, riassume nella sua glaciale istituzionalità il profondo disinteresse, mascherato da buonismo politicamente corretto, che sul tema della reale integrazione degli stranieri la perfetta ed efficiente Emilia Romagna, la sua giunta, i suoi governanti, ha purtroppo clamorosamente fallito, come tutta Italia ha fatto. Vi invitiamo a leggerlo di seguito:

Come in altri casi analoghi, la Regione Emilia-Romagna con le donne vittime di violenza. L’assessora regionale alle Pari opprtunità: “Aissatou e il suo bambino non saranno soli. Faremo tutto il possibile per stare loro accanto anche nei mesi a venire. E’ ormai giunto il momento che torni a prevalere quel sentimento umanitario che è parte integrante della nostra cultura, del nostro vivere civile”.



Nei fatti non succede nulla, perché il sentimento razzista antiafricano, l’omofobia, l’odio e l’intolleranza stanno crescendo spaventosamente anche in Emilia Romagna, vedasi la vicenda della Sindaca di Codigoro sul quale il PD dell’Emilia Romagna non ha detto una parola. L’assessora Petitti pero dichiara di provare “ammirazione per questa giovane donna, che in un momento così difficile sta impartendo a tutti noi una lezione di coraggio e dignità”. Invitiamo l’assessora Petitti a rivivere la stessa esperienza, magari impara qualcosa in più dello spendere parole a vuoto e su commissione.

Continua, l’assessora Petitti: “Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza nei confronti di una donna, perlopiù incinta, aggravato da ingiurie di natura razzista. Un episodio gravissimo, impossibile da tollerare. Ho voluto incontrarla per dirle che siamo accanto a lei e alla sua famiglia, concretamente. Ci siamo oggi e ci saremo in futuro. Perché compito delle istituzioni è anche non rassegnarsi a questo barbaro degrado che mai potrà essere la condizione per un domani di benessere sociale e civile per tutti”. Benissimo.

Ora l’assessora Petitti insieme a tutti gli altri suoi colleghi faccia qualcosa sul serio. Qualcosa che vada al di là delle parole, delle visite in ospedale e dei comunicati stampa.

 




(21 agosto 2017)

 

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