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Francescani a 5Stelle: spese incrementate del 375% in 12 mesi. Di coerenza si può anche morire. Dal ridere

Quando essere “francescani” è proprio uno stile di vita

di Giovanna Di Rosa

 

 

 

Coloro che pensavano che le uscite in motocicletta di Alessandro Di Battista fossero state sufficienti nella battaglia per il referendum del dicembre 2016 si sono sbagliati. Perché dietro alla campagna per il “no” dei francescani a 5Stelle, ci sono 354mila euro di spese. Una bazzeccola per chi ne possiede molti di più. Ed un’inezia per chi a suon di coerenza ed onestà usa soldi pubblici.

Scrive l’Adnkronos del bilancio 2016 del gruppo M5S alla Camera, firmato dalla deputata-tesoriera Laura Castelli, e riferisce di un disavanzo di gestione pari a 484.564 euro, che porta il patrimonio netto totale a 2 milioni e 173mila euro, a fronte dei 2 milioni e 658mila dell’esercizio precedente.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa pesano sulle casse del Movimento 5 Stelle le spese per le ricerche e i servizi per la comunicazione, che, come si legge nella relazione al rendiconto chiuso lo scorso 31 dicembre, hanno subito un incremento del 375%, passando dai 109mila euro del 2015 ai 522mila del 2016.

C’è poi la spesa per “l’attività di studio e ricerca commissionata al Prof. Domenico De Masi, inerente l’evoluzione sul lavoro post industriale tra il 2016 e il 2025″ i cui risultati sono stati presentati in occasione del convegno “Lavoro 2025”, che si è svolto alla Camera a gennaio: una ricerca per la quale i 5 Stelle hanno sborsato 52.655 euro“, cifra che è il senso del Prof. De Masi per il “lavorare gratis”.

Di coerenza si può anche morire. Dal ridere.

Se nel  2015 le spese per la comunicazione del francescano M5S era di quasi 72mila euro nel 2016 quella spesa è cresciuta fino a circa 435mila euro, e dato che nel 2017 i guitti a 5Stelle hanno scoperto di essere francescani nel 2017 potrebbe salire ancora, ma staremo a vedere. Abbiamo tempo fino al luglio 2018. Ci sono poi le consulenze esterne, quelli che si occupano della comunicazione esterna del gruppo attraverso i social network, che non è che possono lavorare gratis. Son mica attivisti loro. I fondi per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre sono stati circa 354mila euro. E noi a pensare che il miracolo lo avessero fatto la motocicletta ed il casco del buon Di Battista.

Nessun commento sull’entità delle cifre da parte della tesoriera, che non sappiamo se debba rivolgersi a Casaleggio prima di aprir bocca, e concordare punti e virgole, di fatto ci sembra un silenzio che stupisce, vista l’importanza che il M5S dice di volere dare ai risparmi di denaro pubblico (vedi Appendino a Torino che nonostante abbia bloccato la città riesce a non far quadrare i conti ugualmente).
Ora attendiamo coloro che diranno “e allora il PD”, e “allora gli altri partiti”? E ci sarà poco da spiegare che il punto non è spendere i soldi per la comunicazione, il punto è ergersi a difensori del popolo contro lo spreco, dell’organizzazione e della trasparenza, della moralità, della coerenza e dell’onesta, per poi fare peggio degli altri, perché se  a contestarci sarà un vero adepto del Sacro Blog del Vate non capirà. Non per fanatismo, ma per mancanza di mezzi. Che sono spesso la stessa cosa.

 

(7 luglio 2017)

 




 

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