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Brescia, l’Assessore piccolo piccolo che nega la Sala Matrimoni alle Unioni Civili

foto: Bresciaoggi.it

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di Daniele Santi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lui è l’Assessore Pd ai servizi demografici e responsabile dell’ufficio matrimoni, Federico Manzoni. Quanto deve piacergli la parola “responsabile”, all’assessore piccolo piccolo (non scomodate Sordi e Monicelli, non se lo meritano), che ha deciso di rendere chiaro chi comanda in città. La sua decisione è l’esempio dell’orizzonte dell’esponente Pd integralista, provinciale, più vicino ad Adinolfi che a qualsiasi dio pretenda di incolpare, alfiere di quella categoria di politici che rendono squallida l’Istituzione cui appartengono, che sulla base di loro interpretazioni e pregiudizi del tutto arbitrarie ed ingiustificati, decidono che – nonostante il silenzio di certe Leggi su questioni come i luoghi deputati a… – le Leggi vadano interpretate applicando il loro credo personale, tanto per andare nella direzione del cittadino di serie A e quello di serie B che ai cattolici integralisti, infiltrati nostro malgrado nell’attuale partito di maggioranza relativa, tanto piace. L’Assessore Manzoni, pare rappresentare (ma è probabile che lo disegnino così) il perfetto burocrate delle (im)possibili teocrazie alla Adinolfi, quello che si prepara il futuro post mortem, ed in nome di quel futuro di gloria che troppi come lui continuano a pretendere di imporre alla maggioranza laica, decide: Rispetteremo la legge senza fare nulla di più di quanto prevede: non è una celebrazione, ma una semplice dichiarazione e, stando al testo attuale, non sono previsti riti né fasce (…) Applicheremo semplicemente la norma in modo coerente, se il decreto attuativo non porta ad altre interpretazioni,la sede sarà diversa da quelle dei matrimoni civili”. Si appella sempre alla Legge, l’assessore piccolo piccolo che non ha le palle per gridare il suo dissenso e magari dimettersi, in coerenza con le sue idee, e si mette di traverso ridicolizzandosi (come merita, perché il masochismo è sempre compagno delle grandi battaglie ideologiche). Non si prende la briga di studiare la Legge Cirinnà, l’Assessore piccolo piccolo, altrimenti sarebbe costretto a rendersi conto che prevedendo la stessa la perdita dello stato libero da parte dei due partner, il rito pubblico è d’obbligo. Ma ci vuole umanità. L’assessore piccolo piccolo non ha colpe. Sono le ambiguità del decreto-ponte che consentono, a chi le voglia – e Brescia è per ora l’unico caso – di dividere i cittadini e le loro Unioni in gruppo A e gruppo B. Sembra essere evidente per quale squadra tifi l’assessore piccolo piccolo. Noi, da umili cronisti quali siamo, ci limitiamo ad osservare e commentare, con il nostro squallido sentire, l’operato di giganti della politica come l’Assessore piccolo piccolo che “applica la norma in modo coerente”. L’unico impegno che possiamo prendere è quello di non dimenticare, facendo in modo, obbiettivo le prossime elezioni comunali a Brescia, che nemmeno i cittadini  dimentichino. Perché è ora di dire basta a politici che privilegiano l’Inquisizione dalla quale non sono mai usciti, rispetto ai diritti di tutti i cittadini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(24 luglio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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